Passare dal regime ordinario al forfettario: guida completa
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
Per passare da regime ordinario a forfettario servono tre requisiti verificati sull’anno precedente: ricavi o compensi fino a 85.000 euro, spese per lavoro dipendente e collaboratori fino a 20.000 euro e beni strumentali fino a 20.000 euro, più l’assenza di cause di esclusione. Se li hai, entri nel forfettario dal 1° gennaio dell’anno dopo, senza comunicazioni preventive: basta fatturare senza IVA. Chi ha scelto l’ordinario per opzione resta vincolato per tre anni, tranne le imprese in contabilità semplificata, che possono passare subito.
Quindi la prima domanda da farsi è come sei arrivato all’ordinario: per obbligo, per scelta come professionista o per scelta come impresa in semplificata. Da lì dipende quando puoi cambiare.
Questa guida l'hanno scritta i commercialisti di TurboFisco, iscritti all'albo.
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Indice
- Quando si può passare: i tre casi
- I requisiti da verificare
- Il vincolo triennale e le sue eccezioni
- Tre esempi con le date
- Come avviene il passaggio
- Gli acconti nel primo anno di forfettario
- IVA: rettifica della detrazione e credito residuo
- Cosa cambia dal primo giorno
- Domande frequenti
Passare da regime ordinario a forfettario: quando si può
Il forfettario è il regime naturale di chi ha i requisiti (art. 1, commi 54-89, legge 190/2014): l’imposta sostitutiva del 15%, o del 5% nei primi cinque anni se ne hai diritto, prende il posto di IRPEF, addizionali e IRAP, e si calcola su un reddito forfettario ottenuto applicando ai ricavi un coefficiente. Per questo, in assenza di una scelta diversa, si entra nel forfettario appena si hanno i requisiti.
| Come sei arrivato all’ordinario | Quando puoi passare al forfettario |
|---|---|
| Per obbligo: superamento degli 85.000 euro o di un altro requisito | Dall’anno successivo a quello in cui torni nei requisiti |
| Per obbligo: superamento dei 100.000 euro in corso d’anno | Dal secondo anno dopo lo sforamento, se nell’anno intermedio i ricavi restano entro 85.000 euro |
| Per scelta, come impresa in contabilità semplificata | Dall’anno successivo, il vincolo triennale non opera |
| Per scelta, come professionista | Finito il triennio dell’opzione (sul punto ci sono interpretazioni diverse, vedi sotto) |
Non sai in quale dei quattro casi rientri? Capita spesso a chi ha cambiato commercialista o ha aperto anni fa. Prenota una consulenza gratuita e lo verifichiamo sulle tue dichiarazioni.
I requisiti da verificare
Si guardano sempre i dati dell’anno precedente a quello in cui vuoi applicare il forfettario. Per entrare nel 2027, quindi, contano i numeri del 2026.
| Requisito | Limite |
|---|---|
| Ricavi o compensi, ragguagliati all’anno | Fino a 85.000 € |
| Spese per lavoro dipendente, collaboratori e lavoro accessorio | Fino a 20.000 € lordi |
| Costo dei beni strumentali al 31 dicembre, al lordo degli ammortamenti | Fino a 20.000 € (immobili esclusi, beni promiscui al 50%) |
| Redditi di lavoro dipendente e pensione | Fino a 35.000 € nel 2025 e nel 2026, 30.000 € dal 2027 (salvo rapporto cessato l’anno prima) |
Vanno poi escluse le cause ostative, le più frequenti per chi viene dall’ordinario sono la partecipazione in società di persone o in una SRL controllata con attività riconducibile alla tua, e il fatturato prevalente verso un datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti. L’elenco completo è nella guida sulle cause di esclusione dal regime forfettario, e il funzionamento delle soglie in quella sul limite degli 85.000 euro.
Il vincolo triennale e le sue eccezioni
Chi ha i requisiti del forfettario e sceglie comunque l’ordinario esercita un’opzione, con il comportamento concludente e poi nel quadro VO della dichiarazione IVA. L’opzione vale per almeno un triennio e poi si rinnova di anno in anno finché non la revochi (art. 1, comma 70, legge 190/2014).
Il vincolo però ha un’eccezione importante. Se hai un’impresa in contabilità semplificata, il vincolo triennale non opera, perché semplificata e forfettario sono entrambi regimi naturali per le imprese minori: puoi passare al forfettario dall’anno successivo appena hai i requisiti, anche se avevi scelto il regime delle registrazioni IVA (risoluzione AdE 64/E del 14/09/2018, poi circolari 9/E del 2019, § 3.1, e 32/E del 2023, § 1.4).
Per i professionisti la questione è aperta. Alcune Direzioni regionali dell’Agenzia (Emilia Romagna e Abruzzo, nel 2021) hanno esteso la stessa soluzione a chi era in contabilità semplificata per comportamento concludente, mentre la risposta a interpello 107/2019 sembra confermare il vincolo. Se sei un professionista con meno di tre anni di ordinario alle spalle, conviene guardare il tuo caso prima di cambiare regime.
Tre esempi con le date
Anna ha un negozio online in contabilità semplificata. Nel 2025 aveva optato per il regime delle registrazioni IVA, nel 2026 incassa 60.000 euro e non ha dipendenti. Può applicare il forfettario dal 01/01/2027: per le imprese in semplificata il triennio non vincola.
Paolo è un consulente che dal 2025 ha scelto l’ordinario per opzione, pur avendo i requisiti. Il triennio copre 2025, 2026 e 2027, quindi la data sicura per tornare al forfettario è il 01/01/2028, se nel 2027 ha ancora i requisiti.
Sara nel 2025 ha incassato 104.000 euro ed è uscita dal forfettario in corso d’anno. Nel 2026 è in ordinario e chiude con 80.000 euro di ricavi. Dal 01/01/2027 può tornare nel forfettario, perché nell’anno intermedio è rimasta entro 85.000 euro.
Come avviene il passaggio
- Verifica i requisiti sui dati dell’anno precedente: ricavi, spese per collaboratori, beni strumentali, redditi da dipendente, cause di esclusione.
- Controlla il codice ATECO, perché decide il coefficiente di redditività (dal 40% all’86%) e quindi quanto reddito viene tassato.
- Chiudi l’ultimo anno in ordinario con la dichiarazione IVA, dove si gestiscono la rettifica della detrazione e l’eventuale credito IVA.
- Dal 1° gennaio fattura senza IVA, con la dicitura “Operazione in franchigia da IVA ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014”, regime fiscale RF19 e natura N2.2. Non serve una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate: il comportamento concludente basta, e i requisiti si attestano nella dichiarazione dei redditi.
- Avvisa i clienti che non applicherai più IVA e ritenuta d’acconto.
Chi fa l’artigiano o il commerciante e vuole la riduzione del 35% dei contributi INPS deve chiederla con domanda telematica entro il 28 febbraio.
Gli acconti nel primo anno di forfettario
Nel primo anno di forfettario non versi acconti dell’imposta sostitutiva, perché l’anno prima non l’avevi pagata. A giugno versi l’eventuale saldo IRPEF dell’ultimo anno in ordinario, mentre gli acconti IRPEF restano da considerare solo se hai anche altri redditi tassati con l’IRPEF, per esempio un affitto o uno stipendio.
L’anno successivo, a giugno, arrivano insieme il saldo del primo anno di forfettario e il primo acconto del secondo, quindi conviene accantonare da subito. Il calcolo è spiegato nella guida sull’acconto dell’imposta sostitutiva.
| Scadenza | Cosa versi nel primo anno di forfettario |
|---|---|
| 30 giugno | Saldo IRPEF dell’ultimo anno in ordinario, nessun acconto di imposta sostitutiva |
| 30 novembre | Nessun acconto di imposta sostitutiva |
| 30 giugno dell’anno dopo | Saldo dell’imposta sostitutiva del primo anno più il primo acconto del secondo |
IVA: rettifica della detrazione e credito residuo
Passando a un regime senza IVA, l’IVA detratta su beni e servizi non ancora utilizzati va in parte restituita. La rettifica si fa in un’unica soluzione nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno in regime ordinario (art. 1, comma 61, legge 190/2014) e riguarda soprattutto rimanenze di magazzino e beni strumentali acquistati da poco. È un calcolo tecnico, che conviene impostare prima del 31 dicembre.
Se invece chiudi l’ordinario con un credito IVA, non lo perdi: puoi chiederlo a rimborso o usarlo in compensazione anche dopo il passaggio. Le due strade sono messe a confronto nella guida sul credito IVA residuo prima del forfettario.
Cosa cambia dal primo giorno
| Regime ordinario | Regime forfettario | |
|---|---|---|
| IVA in fattura | Sì, con liquidazioni e dichiarazione | No, e non la detrai sugli acquisti |
| Imposta sul reddito | IRPEF progressiva e addizionali | Imposta sostitutiva al 15% o al 5% |
| Come si calcola il reddito | Ricavi meno costi reali | Ricavi per coefficiente, meno i contributi versati |
| Ritenuta d’acconto sulle fatture | Sì, se il cliente è sostituto d’imposta | No |
| Registri e scritture contabili | Sì | No, solo conservazione delle fatture |
| ISA | Sì | No |
Nel forfettario i costi reali non si deducono, perché li copre il coefficiente: se le tue spese superano la quota riconosciuta, il passaggio può non convenire. Il percorso inverso, quando il forfettario smette di convenire, è nella guida su come passare da forfettario a ordinario.
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Se e quando passare al forfettario dipende da margini, investimenti previsti e clienti abituali. Se la tua situazione ha un vincolo di opzione ancora attivo, rimanenze da rettificare o beni strumentali recenti, prenota una consulenza gratuita e la guardiamo insieme.
Domande frequenti
Posso passare da regime ordinario a forfettario in qualsiasi momento?
No, il passaggio vale dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui hai i requisiti. Fa eccezione solo l’uscita per superamento dei 100.000 euro, dopo la quale si rientra dal secondo anno.
Devo comunicare all’Agenzia delle Entrate che passo al forfettario?
Non serve una comunicazione preventiva: il passaggio avviene con il comportamento concludente, cioè fatturando senza IVA dal 1° gennaio. I requisiti si attestano nella dichiarazione dei redditi.
Se ho scelto il regime ordinario per opzione, sono vincolato?
Per almeno un triennio, salvo che tu sia un’impresa in contabilità semplificata: in quel caso il vincolo non opera (risoluzione AdE 64/E del 2018). Per i professionisti le indicazioni dell’Agenzia non sono uniformi.
Nel primo anno di forfettario devo pagare gli acconti?
Non devi versare acconti dell’imposta sostitutiva. Paghi a giugno il saldo IRPEF dell’ultimo anno in ordinario, e gli acconti IRPEF solo se hai altri redditi tassati con l’IRPEF.
Che fine fa il credito IVA quando passo al forfettario?
Non si perde: puoi chiederlo a rimborso nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno in ordinario o usarlo in compensazione con l’F24, anche dopo il passaggio.
Cosa devo controllare se avevo detratto l’IVA su beni strumentali?
La rettifica della detrazione su beni strumentali e rimanenze ancora presenti, da fare nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno in ordinario (art. 1, comma 61, L. 190/2014).
Dopo aver superato i 100.000 euro quando posso tornare nel forfettario?
Dal secondo anno successivo allo sforamento, a condizione che nell’anno intermedio i ricavi siano rimasti entro 85.000 euro.
Riferimenti normativi
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89, in particolare comma 61 (rettifica della detrazione) e comma 70 (opzione per il regime ordinario)
- Agenzia delle Entrate: risoluzione 64/E del 14/09/2018; circolari 9/E del 10/04/2019 e 32/E del 05/12/2023; risposta a interpello 107/2019
- Agenzia delle Entrate, regime forfetario: normativa e prassi
