Agenda aperta su una scrivania, riferimento all'acconto imposta sostitutiva forfettario del 30 novembre

Acconto imposta sostitutiva forfettario: come si calcola il 30 novembre

Il 30 novembre è la scadenza fiscale che coglie di sorpresa più forfettari di tutte. Non perché sia poco nota, ma perché la cifra da versare non compare da nessuna parte finché non la calcoli. Il 78% dei freelance non conosce l’importo esatto della prossima scadenza fiscale: cercando “acconto imposta sostitutiva forfettario” trovi le date ovunque, il tuo numero da nessuna parte.

Indice

Acconto imposta sostitutiva forfettario: come funziona in breve

L’imposta sostitutiva è l’imposta che paghi da forfettario al posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP: il 15% del reddito imponibile, o il 5% se sei nei primi cinque anni di una nuova attività e rispetti le condizioni previste.

Non la paghi tutta a fine anno. La paghi in anticipo, in due rate, sull’anno in corso:

  • 30 giugno: 50% dell’acconto, insieme al saldo dell’anno precedente.
  • 30 novembre: il restante 50%.

Qui c’è il primo punto in cui parecchie guide online sbagliano: la ripartizione ordinaria dell’IRPEF è 40% a giugno e 60% a novembre, ma ai forfettari non si applica. Per chi sta nel regime forfettario le due rate sono di pari importo, per effetto dell’art. 58 del DL 124/2019. Se un calcolatore online ti chiede il 60% a novembre, sta usando la regola sbagliata.

Quindi il 30 novembre 2026 stai versando la seconda rata dell’imposta sul reddito che stai producendo nel 2026, non su quello del 2025 che hai già saldato a giugno.

Metodo storico o previsionale: la scelta che quasi nessuno ti spiega

Qui sta il punto che fa la differenza tra pagare il giusto e anticipare soldi che non dovevi.

Metodo storico. Calcoli l’acconto sul 100% dell’imposta sostitutiva dell’anno precedente. È il metodo automatico, quello che usa qualunque software se non gli dici niente. È sicuro: se l’imposta dell’anno prima era 4.400 €, versi 4.400 € di acconto e non rischi sanzioni, qualunque cosa succeda ai tuoi incassi.

Metodo previsionale. Stimi quanto guadagnerai davvero quest’anno e calcoli l’acconto su quella stima. Serve quando l’anno in corso va peggio del precedente: hai perso un cliente grosso, ti sei fermato qualche mese, hai cambiato attività.

La differenza in euro, con un esempio concreto. Sei uno sviluppatore, coefficiente di redditività 67%. Nel 2025 hai incassato 50.000 €, con circa 4.000 € di contributi versati: imponibile 29.500 €, imposta al 15% pari a 4.425 €. Il tuo acconto 2026 con metodo storico è 4.425 €, di cui 2.212,50 € già versati a giugno e 2.212,50 € da versare il 30 novembre.

Se però il 2026 si sta chiudendo a 30.000 € di incassi invece di 50.000, l’imposta reale dell’anno sarà intorno ai 2.500 €: col metodo storico staresti anticipando quasi 2.000 € che ti torneranno indietro solo a giugno dell’anno dopo, sotto forma di credito.

Il rovescio della medaglia, da sapere prima di sceglierlo: il previsionale te lo assumi tu. Se stimi troppo basso e a consuntivo hai guadagnato di più, hai versato un acconto insufficiente e scatta la sanzione per versamento carente. È sanabile con il ravvedimento operoso, ma è un costo in più che con il metodo storico non avresti mai.

Regola pratica: usa il previsionale solo se il calo dei tuoi incassi è già certo a novembre, non se lo speri.

Le soglie che decidono se paghi a giugno o solo a novembre

Non tutti versano in due rate. Dipende da quanto è l’acconto complessivo:

Acconto dovuto Come si versa
Fino a 206 € Tutto in unica soluzione entro il 30 novembre
Oltre 206 € 50% entro il 30 giugno, 50% entro il 30 novembre

La regola vera è che l’acconto si versa in due rate solo se la prima rata supera 103 euro: siccome per te le rate sono di pari importo, corrisponde a un acconto complessivo di 206 euro. Sotto quella cifra si paga tutto a novembre.

Se poi l’imposta dell’anno precedente è di pochi euro, l’acconto non è dovuto affatto: è una soglia minima che il tuo commercialista o il software di calcolo applicano in automatico.

Attenzione a una soglia che gira sbagliata ovunque. Molte guide indicano 257,52 euro come limite per il versamento in unica soluzione: è il valore corretto per l’IRPEF ordinaria, non per i forfettari. Nasce dallo stesso limite dei 103 euro sulla prima rata, ma calcolato sulla ripartizione 40/60: con le rate di pari importo dei forfettari il risultato è 206 euro.

Tradotto: se il tuo primo anno pieno è stato leggero, è possibile che a giugno non ti sia arrivato nulla da pagare e che l’unico versamento sia quello di novembre.

Il primo anno di attività non versi acconti

Se hai aperto la Partita IVA quest’anno, per il 2026 non devi versare nessun acconto. L’acconto si calcola sull’imposta dell’anno precedente, e un anno precedente non ce l’hai.

Attenzione però a cosa significa davvero: non stai risparmiando, stai rimandando. A giugno dell’anno prossimo pagherai in un colpo solo il saldo dell’intero primo anno più il primo acconto del secondo, come spiegato nella guida sulla dichiarazione dei redditi da forfettario. È la scadenza che manda in difficoltà più partite IVA giovani, ed è anche il motivo per cui accantonare da subito, fattura per fattura, non è un consiglio da manuale ma una necessità pratica.

I codici tributo da mettere in F24 (e quello da non usare)

  • 1790 — acconto, prima rata (giugno)
  • 1791 — acconto, seconda rata o versamento in unica soluzione (novembre)
  • 1792 — saldo

Un errore che gira parecchio online: il codice 4034 viene spesso indicato come “seconda rata di acconto”, ma è il codice dell’IRPEF, non dell’imposta sostitutiva del forfettario. Se lo usi tu, stai versando su un tributo che non devi, e il tuo acconto risulta comunque non pagato. Per il forfettario il codice della rata di novembre è 1791.

Nel campo “anno di riferimento” va indicato l’anno d’imposta a cui l’acconto si riferisce, cioè quello in corso: per la rata del 30 novembre 2026, l’anno è 2026.

Se il 30 novembre non hai i soldi

Succede, ed è il motivo per cui vale la pena saperlo prima e non il 29. Due cose da tenere a mente:

La seconda rata di acconto non è rateizzabile. La rateazione è ammessa per i versamenti di giugno, non per quello di novembre, che va fatto in unica soluzione.

Trovi tutte le altre date dell’anno nella guida sulle scadenze F24 del forfettario, insieme a quelle contributive INPS.

Se salti la scadenza, non ti succede niente di automatico e immediato, ma il debito resta e cresce. Prima ti muovi con il ravvedimento operoso, meno paghi: la sanzione ridotta cambia in base ai giorni di ritardo, e nei primi 14 giorni è ancora minima.

Il problema vero non è la scadenza, è non sapere il numero

Le date dell’acconto imposta sostitutiva forfettario le trovi ovunque. Quello che non trovi da nessuna parte è quanto devi versare tu, questo novembre, con i tuoi incassi reali di quest’anno. È un calcolo che dipende dal tuo coefficiente ATECO, dai contributi che hai effettivamente pagato, dal fatto che tu sia al 5% o al 15%.

Con TurboFisco quel numero lo vedi aggiornarsi a ogni fattura che emetti: quanto ti resta, quanto accantonare, quanto ti servirà il 30 novembre. Non a fine anno, non su richiesta: subito.

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Domande frequenti

Quanto devo versare il 30 novembre da forfettario?
Il 50% dell’acconto imposta sostitutiva forfettario dovuto per l’anno in corso: per i forfettari le due rate sono di pari importo, non 40% e 60% come per l’IRPEF. Con il metodo storico l’acconto è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente: se l’anno scorso hai pagato 4.425 €, il 30 novembre versi 2.212,50 €.

Posso pagare meno acconto se quest’anno ho guadagnato meno?
Sì, con il metodo previsionale calcoli l’acconto sulla stima del reddito dell’anno in corso. Se però la stima è troppo bassa rispetto al reddito reale, versi un acconto insufficiente e scatta una sanzione, sanabile con ravvedimento operoso.

Il primo anno di Partita IVA devo versare l’acconto?
No, perché l’acconto si calcola sull’imposta dell’anno precedente, che non esiste. A giugno dell’anno successivo però pagherai saldo del primo anno e primo acconto del secondo insieme.

Qual è il codice tributo dell’acconto di novembre per il forfettario?
È il 1791. Il codice 4034, spesso indicato online, riguarda l’IRPEF e non l’imposta sostitutiva del regime forfettario.

Sotto quale importo si versa tutto a novembre?
Per i forfettari la soglia è 206 euro di acconto complessivo, perché la norma guarda alla prima rata e chiede che non superi 103 euro. Il valore di 257,52 euro che si legge spesso riguarda l’IRPEF ordinaria, non il regime forfettario.

La seconda rata di acconto si può rateizzare?
No. La rateazione è prevista per i versamenti in scadenza a giugno, mentre l’acconto del 30 novembre va versato in unica soluzione.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (disciplina del regime forfettario e imposta sostitutiva) · DL 26 ottobre 2019, n. 124, art. 58 (rimodulazione dell’acconto in due rate di pari importo) · DPR 7 dicembre 2001, n. 435, art. 17 (termini e soglie dei versamenti in acconto) · Agenzia delle Entrate — versamenti con modello F24

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