Partita IVA forfettaria dipendente: quando è possibile nel 2026
Uno dei blocchi più comuni per chi vuole aprire la Partita IVA è scoprire che ha già un lavoro dipendente: pensa che le due cose si escludano a vicenda, e rinuncia a un’entrata extra prima ancora di informarsi davvero. Nella maggior parte dei casi non è così: puoi avere partita IVA forfettaria dipendente allo stesso tempo, ma solo se rispetti due condizioni precise, non una sola.
Indice
- La risposta in breve
- Il limite dei 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente
- Non basta il reddito: l’attività non deve essere prevalente per il tuo datore di lavoro
- Contributi INPS: come funzionano se sei anche dipendente
- Conviene aprire la Partita IVA se sei già dipendente?
- Domande frequenti
- Riferimenti normativi
La risposta in breve
Puoi avere partita IVA forfettaria dipendente insieme se, nell’anno precedente, il tuo reddito da lavoro dipendente o assimilato non ha superato 35.000 euro lordi (soglia confermata anche per il 2026), e se la tua attività con partita IVA non viene svolta in modo prevalente nei confronti del tuo datore di lavoro attuale o di quello dei due anni precedenti.
Se rispetti entrambe le condizioni, puoi restare nel regime forfettario mantenendo il lavoro da dipendente. Se ne manca anche solo una, il regime forfettario non si applica (o cessa dall’anno successivo, a seconda del requisito che viene meno).
Il limite dei 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente
Il limite generale previsto dalla legge sarebbe di 30.000 euro, ma è stato elevato a 35.000 euro per il 2025 e confermato anche per il 2026. Dal 2027, salvo ulteriori proroghe, tornerebbe a 30.000 euro.
Il calcolo si basa sul reddito di lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente. Se nel 2025 hai percepito, tra stipendio e redditi assimilati, più di 35.000 euro lordi, non puoi accedere (o restare) nel regime forfettario nel 2026.
Un’eccezione importante: il limite non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente, a condizione che tu non abbia percepito nuovi redditi da lavoro dipendente o da pensione nello stesso anno. Quindi, se hai lasciato il lavoro a metà 2025 e non hai iniziato un altro impiego né percepisci una pensione, questo limite semplicemente non ti riguarda.
Non basta il reddito: l’attività non deve essere prevalente per il tuo datore di lavoro
Qui la maggior parte delle guide si ferma al limite dei 35.000 euro, ma c’è una seconda condizione altrettanto vincolante per chi vuole la partita IVA forfettaria dipendente: non puoi esercitare la tua attività con partita IVA in modo prevalente nei confronti del tuo datore di lavoro attuale, o di chi lo è stato nei due anni precedenti. La ragione è evitare che un rapporto di lavoro dipendente venga semplicemente “travestito” da collaborazione con partita IVA per pagare meno tasse.
C’è però un’eccezione recente, pensata apposta per i contratti misti: se sei iscritto a un albo o registro professionale e hai contemporaneamente un contratto di lavoro subordinato part-time (tra il 40% e il 50% del tempo pieno) e un contratto di lavoro autonomo con lo stesso datore, questa causa di esclusione non si applica — a condizione che il datore di lavoro occupi più di 250 dipendenti, che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e certificati, e che non ci sia sovrapposizione di oggetto e orario tra i due rapporti.
Contributi INPS: come funzionano se sei anche dipendente
Se lavori come dipendente e hai anche una partita IVA forfettaria, i contributi seguono due strade separate:
- Sul reddito da lavoro dipendente, i contributi li versa il datore di lavoro, come sempre.
- Sul reddito da partita IVA, se non hai una cassa previdenziale di categoria, verserai i contributi alla Gestione Separata INPS — ma con un’aliquota ridotta: 24% invece del 26,07% previsto per chi non ha altra copertura previdenziale, proprio perché sei già coperto dal lavoro dipendente.
I contributi versati nelle diverse gestioni si sommano ai fini della pensione: non si perde nulla, si accumula da due fonti diverse.
Conviene aprire la Partita IVA se sei già dipendente?
Dipende dal caso specifico, e non c’è una risposta valida per tutti. Il vantaggio più concreto è che il reddito da partita IVA forfettaria non si somma a quello da dipendente ai fini IRPEF: viene tassato a parte con l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% nei primi 5 anni, se hai i requisiti), quindi non rischi di salire di scaglione IRPEF sul tuo stipendio. Ma il calcolo va sempre fatto sulla tua situazione reale — reddito da dipendente, tipo di attività extra, coefficiente di redditività applicabile — non su una regola generica. Per capire cosa cambia esattamente nel rispetto della soglia degli 85.000 euro quando hai già un altro reddito, e per un confronto sul tuo caso di partita IVA forfettaria dipendente, puoi richiedere una consulenza gratuita con un commercialista TurboFisco.
Domande frequenti
Posso aprire la Partita IVA forfettaria se sono un dipendente a tempo indeterminato?
Sì, se il tuo reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non supera 35.000 euro lordi e la tua attività con partita IVA non è svolta in modo prevalente per lo stesso datore di lavoro (o per chi lo è stato nei due anni precedenti). In sintesi, la partita IVA forfettaria dipendente è possibile, ma con queste due condizioni insieme.
Cosa succede se il mio reddito da dipendente supera i 35.000 euro?
Non puoi accedere al regime forfettario, oppure ne esci dall’anno successivo se eri già dentro e superi la soglia nell’anno di riferimento. Fa eccezione il caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato nell’anno precedente, senza nuovi redditi da lavoro dipendente o pensione.
I contributi INPS del lavoro dipendente e della partita IVA si sommano?
Sì, ai fini pensionistici i contributi versati nelle diverse gestioni (lavoro dipendente e Gestione Separata INPS per la partita IVA) si sommano. L’aliquota sulla Gestione Separata è ridotta al 24% invece del 26,07%, perché sei già coperto da un’altra forma di previdenza.
Riferimenti normativi
I dati fiscali di questo articolo si basano su:
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 57, lettera d-ter) (limite generale di 30.000 euro per redditi da lavoro dipendente) e comma 58 (causa di esclusione per attività prevalente verso il datore di lavoro)
- Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025), art. 1, comma 12 — eleva il limite a 35.000 euro per il 2025
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), art. 1, comma 27 — estende il limite di 35.000 euro anche al 2026
