Fatturare alla Pubblica Amministrazione da forfettario
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026
Per fatturare alla PA da forfettario emetti una fattura elettronica senza IVA, con regime fiscale RF19, natura N2.2 e marca da bollo da 2 euro sopra 77,47 euro, indirizzata al codice univoco dell’ufficio e con CIG e CUP quando l’ente li comunica. Lo split payment non si applica, perché in fattura non c’è IVA, e l’ente non ti trattiene la ritenuta d’acconto: ti paga l’intero importo.
Lavorare con un comune, una scuola o una ASL è un’occasione buona per molti freelance, e la prima fattura è quella in cui si sbaglia di più. Qui trovi i campi da compilare e come evitare scarti e rifiuti.
| Campo o regola | Fattura a un privato | Fattura alla PA |
|---|---|---|
| Destinatario | Codice destinatario o PEC del cliente | Codice univoco ufficio (6 caratteri) |
| CIG e CUP | Non servono | Da indicare quando l’ente li comunica |
| IVA | No, natura N2.2 | No, natura N2.2 |
| Split payment | No | No, non c’è IVA da scindere |
| Ritenuta d’acconto | No | No |
| Marca da bollo 2 € sopra 77,47 € | Sì | Sì |
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Indice
- Fatturare alla PA forfettario: le differenze
- Split payment: perché non ti riguarda
- I campi obbligatori: codice ufficio, CIG e CUP
- Scarto e rifiuto: due cose diverse
- Il bollo va messo, e spesso lo paghi tu
- I tempi di pagamento e il principio di cassa
- Fai una fattura che non torna indietro
- Domande frequenti
Fatturare alla PA forfettario: le differenze
Fatturare alla PA forfettario non è complicato, ma richiede campi in più rispetto a una fattura normale. Il documento passa comunque dal Sistema di Interscambio, con un percorso e controlli propri.
Le tre cose da sapere subito:
- lo split payment non ti riguarda;
- servono codice univoco ufficio, CIG e CUP, che devi farti dare dall’ente;
- la fattura può essere scartata o rifiutata, e in quel caso non è pagata finché non la rifai.
Split payment: perché non ti riguarda
Lo split payment è il meccanismo per cui la PA, quando riceve una fattura con IVA, paga il fornitore solo per l’imponibile e versa l’IVA direttamente all’Erario.
Da forfettario non addebiti mai l’IVA in fattura. Non c’è quindi nessuna imposta da scindere, e il meccanismo non si applica: l’ente ti paga l’intero importo che hai fatturato.
È un equivoco frequente, perché gli uffici acquisti di alcuni enti sono abituati a ragionare in termini di scissione dei pagamenti. La dicitura di franchigia IVA in fattura, con il codice natura N2.2 e il regime fiscale RF19, chiarisce la tua posizione, e l’esclusione dei forfettari dallo split payment è confermata dall’Agenzia delle Entrate (circolare 6/E del 19/02/2015, § 8.5). Inoltre l’ente non ti trattiene la ritenuta d’acconto, che ai forfettari non si applica, come spiegato nella guida sulla ritenuta d’acconto nel forfettario.
I campi obbligatori: codice ufficio, CIG e CUP
Il codice univoco ufficio è il codice di sei caratteri che identifica l’ufficio destinatario dentro l’ente. Non è quello dell’ente in generale: è dell’ufficio specifico, e va chiesto al tuo referente prima di emettere la fattura. Sbagliarlo significa che la fattura arriva a un ufficio che non aspetta niente da te, o non arriva affatto.
Il CIG (Codice Identificativo di Gara) accompagna gli affidamenti e serve alla tracciabilità dei flussi finanziari. Il CUP (Codice Unico di Progetto) compare quando la spesa è legata a un progetto di investimento, spesso finanziato con fondi pubblici.
Non li inventi e non li deduci: te li comunica l’ente insieme all’ordine o alla determina. Se mancano dove sono richiesti, l’ente non può pagare la fattura e la rifiuta.
Consiglio pratico che vale più di tutto il resto: chiedi codice ufficio, CIG e CUP prima di iniziare il lavoro, perché ottenerli a lavoro finito può richiedere settimane.
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Scarto e rifiuto: due cose diverse
Lo scarto arriva dal Sistema di Interscambio ed è tecnico: un campo obbligatorio mancante, un formato errato, una partita IVA che non torna. La fattura è come se non fosse mai stata emessa e va rifatta corretta.
Il rifiuto arriva invece dall’ente ed è di merito: importo diverso dall’ordine, riferimenti sbagliati, prestazione contestata. Anche qui si riparte, ma il problema è di sostanza e va risolto parlando con l’ufficio.
In entrambi i casi il risultato pratico è lo stesso: non vieni pagato finché non si sistema. La parte tecnica della fattura elettronica, dai codici alle diciture, è nella guida sulla fattura elettronica nel forfettario.
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Il bollo va messo, e spesso lo paghi tu
Anche verso la PA, la fattura senza IVA sopra 77,47 euro sconta l’imposta di bollo di 2 euro. Vale la regola generale, spiegata nella guida sulla marca da bollo in fattura da forfettario.
Attenzione a un aspetto pratico: molti enti non accettano il riaddebito del bollo se non era previsto nell’ordine o nella determina. Se vuoi riaddebitarlo, mettilo nel preventivo.
I tempi di pagamento e il principio di cassa
La PA paga, ma con i suoi tempi. Per un forfettario questo ha una conseguenza precisa: nel regime vale il principio di cassa, quindi il reddito si forma quando incassi, a prescindere da quando emetti la fattura.
Una fattura di dicembre pagata a marzo è reddito dell’anno successivo. Se stai monitorando la soglia degli 85.000 euro, o stai valutando il metodo previsionale per l’acconto, i crediti verso la PA vanno considerati per quello che sono: soldi non ancora incassati, e quindi non ancora tassati.
Fai una fattura che non torna indietro
Codice ufficio, CIG, CUP, natura N2.2, regime RF19, bollo: sono sei cose da non sbagliare ogni volta.
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Domande frequenti
Lo split payment si applica ai forfettari?
No. Lo split payment riguarda le fatture con IVA, e il forfettario non addebita l’IVA: l’ente paga l’intero importo fatturato (circolare AdE 6/E del 2015, § 8.5).
Cos’è il codice univoco ufficio?
È il codice di sei caratteri che identifica l’ufficio destinatario della fattura all’interno dell’ente. Va richiesto all’ente prima di emettere la fattura.
Devo indicare CIG e CUP?
Sì, quando l’ente li comunica: il CIG accompagna gli affidamenti, il CUP le spese legate a progetti di investimento. Senza, l’ente non può pagare la fattura e la rifiuta.
Perché la mia fattura è stata scartata?
Lo scarto è tecnico e arriva dal Sistema di Interscambio, per campi mancanti o errati. Il rifiuto arriva invece dall’ente per motivi di merito, come importi non corrispondenti all’ordine.
Come si fattura alla pubblica amministrazione da forfettario?
Con una fattura elettronica senza IVA (RF19, natura N2.2), indirizzata al codice univoco dell’ufficio, con CIG e CUP se l’ente li ha comunicati e con la marca da bollo da 2 euro sopra 77,47 euro.
La PA mi trattiene la ritenuta d’acconto?
No. Ai compensi dei forfettari non si applica la ritenuta d’acconto, quindi l’ente paga l’intero importo fatturato.
Serve la marca da bollo sulle fatture alla PA?
Sì, l’imposta di bollo di 2 euro si applica anche qui sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro. Il riaddebito all’ente va concordato prima.
Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario) · DPR 26 ottobre 1972, n. 633 (disciplina IVA e scissione dei pagamenti) · Agenzia delle Entrate, circolare 6/E del 19/02/2015, § 8.5 (esclusione dei forfettari dallo split payment) · Agenzia delle Entrate, fatturazione elettronica
