Marca da bollo in fattura da forfettario: quando serve e chi la paga
Fare fattura da forfettario è una cosa da due minuti. L’unico passaggio che genera dubbi veri è la marca da bollo fattura forfettario: quando serve, chi la paga e — da quando la fattura è elettronica — dove si attacca, visto che non c’è più niente su cui incollarla.
Indice
- Marca da bollo fattura forfettario: quando serve
- Dove si mette il bollo su una fattura elettronica
- Chi paga i 2 euro: tu o il cliente?
- L’errore che il Fisco trova da solo
- Il bollo è l’ultima cosa a cui dovresti pensare
- Domande frequenti
Marca da bollo fattura forfettario: quando serve
La marca da bollo fattura forfettario si applica quando emetti una fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 euro. L’imposta è di 2 euro.
Il motivo è semplice: il bollo colpisce i documenti che non scontano l’IVA. Siccome da forfettario non addebiti mai l’IVA, tutte le tue fatture sopra quella soglia ricadono nell’obbligo. Un professionista in regime ordinario, che l’IVA la applica, non ha questo problema.
Da ricordare:
- la soglia si guarda sull’importo della fattura, e 77,47 euro è un numero preciso, non arrotondato;
- sotto quella cifra il bollo non è dovuto;
- non si applica alle operazioni intracomunitarie e alle esportazioni;
- non dipende dal cliente: vale sia con privati sia con aziende.
Dove si mette il bollo su una fattura elettronica
Qui sta il cambiamento che confonde chi ha iniziato prima del 2024. Con la fattura elettronica obbligatoria per tutti i forfettari, il bollo è diventato virtuale: non compri più il francobollo dal tabaccaio e non lo incolli su nulla.
Funziona così:
- Nella fattura valorizzi il campo che segnala l’assolvimento del bollo. Ogni software di fatturazione ha una casella dedicata: spuntandola, il dato viene trasmesso a SDI.
- L’Agenzia delle Entrate raccoglie le fatture elettroniche che hai emesso e calcola quanto bollo devi, mettendoti il conto già pronto nella tua area riservata.
- Tu versi, trimestralmente, con F24 o con addebito diretto sul conto.
Non devi tenere un registro parallelo né fare conti a mano: l’importo te lo propone l’Agenzia, e nella stessa area puoi correggerlo se il calcolo automatico ha incluso fatture che il bollo non lo prevedevano.
Il versamento è trimestrale, con queste scadenze e questi codici tributo:
| Trimestre | Scadenza | Codice tributo |
|---|---|---|
| Gennaio-marzo | 31 maggio | 2521 |
| Aprile-giugno | 30 settembre | 2522 |
| Luglio-settembre | 30 novembre | 2523 |
| Ottobre-dicembre | 28 febbraio dell’anno dopo | 2524 |
Per chi emette poche fatture con bollo c’è un differimento che evita versamenti da pochi euro quattro volte l’anno: se l’importo del primo trimestre non supera 5.000 euro puoi rinviarlo al 30 settembre, e se la somma di primo e secondo trimestre resta sotto quella cifra puoi versare tutto entro il 30 novembre.
Per la stragrande maggioranza dei forfettari questo significa, in pratica, due versamenti l’anno invece di quattro.
Chi paga i 2 euro: tu o il cliente?
Formalmente l’imposta di bollo è a carico tuo, cioè di chi emette la fattura. È una responsabilità che resta tua verso il Fisco anche se non la incassi da nessuno.
Nella pratica, però, è prassi diffusa e legittima riaddebitarla al cliente, aggiungendo una riga in fattura con la dicitura del rimborso dell’imposta di bollo. Praticamente tutti i software di fatturazione lo fanno in automatico se attivi l’opzione.
Se lo riaddebiti, quei 2 euro diventano tuo ricavo. Non è un’interpretazione: l’Agenzia delle Entrate lo ha detto espressamente (risposta a interpello n. 428/2022), e la circolare 5/2021 aveva già assimilato il bollo riaddebitato ai rimborsi spese. Entrano nel reddito imponibile come qualsiasi altro incasso e concorrono alla soglia degli 85.000 euro. Su una fattura sola è un dettaglio; su duecento fatture l’anno sono 400 euro di ricavi in più, che moltiplicati per il coefficiente diventano imponibile su cui paghi imposta e contributi.
L’errore che il Fisco trova da solo
Dimenticare il bollo è uno degli errori più facili da scoprire, e non per caso: da quando le fatture passano tutte da SDI, l’incrocio è automatico. L’Agenzia sa quante fatture senza IVA hai emesso, sa quali superano i 77,47 euro e sa quanto bollo hai versato.
Se i numeri non tornano ricevi una comunicazione, con l’imposta non versata più sanzione e interessi. La buona notizia è che, muovendoti prima che arrivi l’atto, si sistema con il ravvedimento operoso pagando molto poco.
Gli altri campi da non sbagliare in fattura — dicitura del regime, codice RF19, natura N2.2 — sono spiegati nella guida sulla fattura elettronica in regime forfettario.
Il bollo è l’ultima cosa a cui dovresti pensare
Sono 2 euro: il costo non è il problema, il problema è ricordarsene ogni volta e non sbagliare la soglia.
Con TurboFisco la fattura si compila in pochi click, con dicitura, RF19, N2.2 e bollo già impostati correttamente: sopra i 77,47 euro il campo si valorizza da solo, senza che tu debba ricordarti la soglia a memoria.
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Domande frequenti
Quando si applica la marca da bollo in una fattura da forfettario?
Su ogni fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 euro. L’imposta è di 2 euro e non si applica a operazioni intracomunitarie ed esportazioni.
Come si paga il bollo su una fattura elettronica?
È virtuale: si valorizza il campo apposito in fattura, l’Agenzia delle Entrate calcola l’importo dovuto nell’area riservata e si versa trimestralmente con F24 o addebito diretto.
Il bollo lo paga il cliente o il professionista?
Formalmente è a carico di chi emette la fattura, ma è prassi comune riaddebitarlo al cliente. Attenzione però: se lo riaddebiti, quei 2 euro concorrono a formare il tuo reddito imponibile e la soglia degli 85.000 euro.
Cosa succede se dimentico il bollo?
L’Agenzia lo rileva incrociando le fatture transitate da SDI e invia una comunicazione con imposta, sanzione e interessi. Muovendosi prima dell’atto si sana con il ravvedimento operoso.
Serve il bollo sulle fatture verso clienti esteri?
No per le operazioni intracomunitarie e per le esportazioni, che sono escluse dall’imposta di bollo.
Riferimenti normativi: DPR 26 ottobre 1972, n. 642 (disciplina dell’imposta di bollo) · Agenzia delle Entrate — imposta di bollo sulle fatture elettroniche · Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89
