Illustrazione astratta di una barra blu navy che attraversa un confine tratteggiato e prosegue come barra ambra, a rappresentare il credito IVA residuo che si conserva nel passaggio al forfettario

Credito IVA residuo: cosa fare prima di passare al forfettario

Se stai valutando il passaggio dal regime IVA ordinario al forfettario e hai un credito IVA ancora aperto, probabilmente ti sei chiesto se rischi di perderlo: dopotutto, da forfettario non applichi più l’IVA, quindi cosa succede a quello che hai già maturato?

Indice

Credito IVA residuo forfettario: la risposta in breve

Il credito IVA maturato prima del passaggio al regime forfettario non si perde. Puoi scegliere di chiederlo a rimborso, tramite l’apposito quadro della dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno in regime ordinario, oppure utilizzarlo in compensazione tramite F24, anche negli anni successivi, quando sarai già in regime forfettario. L’importante è gestire correttamente questo passaggio nella dichiarazione IVA dell’anno prima del cambio di regime, non dopo.

Rimborso o compensazione: cosa conviene

Se hai bisogno di liquidità subito, la richiesta di rimborso ti permette di recuperare l’importo in un’unica soluzione, con le tempistiche ordinarie dell’Agenzia delle Entrate. Se invece preferisci un utilizzo più graduale, puoi mantenere il credito e compensarlo con altri debiti fiscali e contributivi tramite F24 negli anni successivi — un’opzione che resta disponibile anche una volta diventato forfettario, perché riguarda un credito maturato quando eri ancora in regime ordinario, non una nuova IVA che il forfettario non gestisce più.

La rettifica della detrazione IVA: un punto da chiarire con un professionista

Oltre al credito residuo in sé, chi cambia regime deve fare i conti con la cosiddetta rettifica della detrazione IVA (art. 19-bis2 del DPR 633/1972), che in generale può richiedere di “restituire” parte dell’IVA già detratta su beni non ancora ceduti o utilizzati, o su beni ammortizzabili acquistati di recente, quando cambia il regime fiscale con cui vengono utilizzati.

Su questo punto è intervenuta una modifica normativa recente, il D.Lgs. 186/2025, che abroga la disciplina della rettifica “per masse” legata al cambio di regime. La decorrenza però è stata spostata al 1° gennaio 2027 dal decreto Milleproroghe: fino a tutto il 2026, quindi, continua ad applicarsi la regola precedente.

Da tenere presente due cose. La prima è che, secondo le relazioni al decreto, l’abrogazione punta a razionalizzare il testo senza cambiare il trattamento fiscale. La seconda, più importante per te, è che per il passaggio tra regime ordinario e forfettario restano comunque ferme le regole specifiche del regime: la rettifica si effettua nella dichiarazione dell’ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie quando entri nel forfettario, e in quella del primo anno quando ne esci. In entrambi i casi in un’unica dichiarazione.

Resta vero che quanto devi rettificare dipende da cosa possiedi e da quando avviene il passaggio: è un calcolo da fare con il tuo commercialista, non a occhio.

Cosa fare prima del passaggio

  • Verifica l’entità del tuo credito IVA nell’ultima dichiarazione IVA da regime ordinario.
  • Decidi se chiedere il rimborso o mantenerlo in compensazione, in base alle tue esigenze di liquidità.
  • Fai un elenco dei beni ammortizzabili acquistati di recente, per valutare con un consulente se la rettifica della detrazione ti riguarda.
  • Non aspettare l’ultimo momento: la gestione corretta del credito IVA residuo va impostata nella dichiarazione IVA dell’anno prima del passaggio, non dopo.

Errori comuni da evitare

  • Pensare che il credito IVA sparisca automaticamente passando al forfettario: non è così, va gestito esplicitamente.
  • Aspettare la prima dichiarazione da forfettario per occuparsene: il credito residuo va gestito nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno di regime ordinario.
  • Ignorare la rettifica della detrazione sui beni ammortizzabili, specialmente se hai fatto investimenti importanti negli ultimi anni prima del passaggio.

Se il tuo caso coinvolge un credito IVA significativo o investimenti recenti in beni ammortizzabili, richiedi una consulenza gratuita con TurboFisco per una valutazione sulla tua situazione specifica prima di completare il passaggio.

Non perdere quello che hai già maturato

Passare al forfettario è quasi sempre un passo che semplifica la gestione fiscale, ma un cambio di regime gestito senza attenzione ai dettagli tecnici — come il credito IVA residuo — può costare più di quanto dovrebbe. Con TurboFisco puoi pianificare il passaggio e vedere subito, dopo il cambio, quanto ti resta in tasca a ogni fattura.

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Domande frequenti

Se ho un credito IVA e passo al forfettario, lo perdo?
No, il credito maturato prima del passaggio non si perde: puoi chiederlo a rimborso o utilizzarlo in compensazione tramite F24, anche una volta diventato forfettario.

Quando va gestito il credito IVA residuo?
Nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno in cui applichi il regime ordinario, prima del passaggio al forfettario.

Cos’è la rettifica della detrazione IVA e mi riguarda?
È un meccanismo che può richiedere di restituire parte dell’IVA detratta su beni non ancora ceduti o su beni ammortizzabili recenti. La normativa è cambiata di recente: verifica la tua situazione specifica con un consulente.

Conviene chiedere il rimborso o mantenere il credito in compensazione?
Dipende dalle tue esigenze di liquidità: il rimborso restituisce l’importo in un’unica soluzione, la compensazione lo spalma nel tempo su altri debiti fiscali e contributivi.


Riferimenti normativi: DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19-bis2 (rettifica della detrazione IVA) · Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (disciplina generale del regime forfettario).

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