Terminale per il pagamento con carta in un esercizio commerciale, riferimento ai pagamenti tracciabili forfettario

Pagamenti tracciabili: due anni in meno di accertamento

C’è un vantaggio di cui non parla quasi nessuno, e non costa niente: i pagamenti tracciabili forfettario accorciano di due anni il periodo in cui il Fisco può controllarti.

Indice

Pagamenti tracciabili forfettario: il beneficio in breve

La normativa premia chi rende le proprie operazioni facilmente verificabili, riducendo i termini di accertamento, cioè il periodo entro il quale l’Agenzia delle Entrate può contestare una dichiarazione.

Il termine ordinario è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. La dichiarazione che presenti nel 2026 è quindi accertabile fino al 31 dicembre 2031. Su quel termine si applicano due riduzioni:

  • fatturato composto esclusivamente da fatture elettroniche → termine ridotto di un anno;
  • in più, tracciabilità di tutti gli incassi e i pagamenti sopra 500 euro → riduzione complessiva di due anni.

Tradotto: chi incassa e paga in modo tracciato chiude i conti con il 2026 a fine 2029 invece che a fine 2031. Due anni in meno di scadenze aperte e di possibilità che arrivi una contestazione su un periodo lontano.

Cosa significa “tracciabile”

Un incasso è tracciabile quando lascia una traccia documentale nel sistema dei pagamenti: bonifico, carta di credito o debito, POS, assegno, sistemi di pagamento elettronico. Il contante non lo è.

La soglia rilevante è 500 euro: per avere il beneficio pieno, incassi e pagamenti di importo superiore devono essere tracciati. Sotto quella cifra la condizione non opera allo stesso modo.

Il requisito è duplice e su questo si sbaglia spesso: non basta farsi pagare in modo tracciabile, devono esserlo anche i pagamenti che fai tu ai tuoi fornitori.

Per chi cambia davvero qualcosa

Se sei un consulente, uno sviluppatore, un traduttore e incassi già tutto per bonifico, il beneficio ce l’hai probabilmente senza saperlo. Vale la pena verificare i pagamenti in uscita — quel fornitore pagato in contanti l’anno scorso può essere l’unica cosa che ti separa dal secondo scalino.

Se hai un’attività al pubblico — un salone, un negozio, uno studio con clientela privata — il contante è parte della giornata, e il beneficio è concretamente a rischio. Qui la scelta è economica: il POS ha un costo, la riduzione dei termini ha un valore. Ma è una scelta da fare sapendo che esiste, non per caso.

Perché il primo scalino oggi è quasi automatico

Il vantaggio legato alle sole fatture elettroniche nasce quando per i forfettari la fatturazione elettronica non era obbligatoria: era un premio per chi la adottava volontariamente.

Dal 2024 l’obbligo riguarda tutti i forfettari, quindi quel primo scalino lo raggiunge chiunque rispetti l’obbligo di legge. Il beneficio che resta davvero da conquistare è il secondo, cioè quello legato alla tracciabilità dei movimenti di denaro.

Un dettaglio utile: se ti accorgi di aver emesso una fattura elettronica in ritardo, sanare la violazione con il ravvedimento operoso non ti fa perdere l’agevolazione.

Un’eccezione da tenere presente: per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche la fattura elettronica via SDI è vietata, quindi un professionista sanitario si trova in una situazione particolare rispetto al requisito delle “sole fatture elettroniche”. Le regole della fattura sono nella guida sulla fattura elettronica in regime forfettario.

Un beneficio che si perde senza accorgersene

La caratteristica scomoda di questa agevolazione è che non si richiede: si ha o non si ha, in base a come ti sei comportato durante l’anno. Non c’è una casella da spuntare a dicembre per rimediare.

Un solo incasso rilevante in contanti può compromettere il requisito per l’intero periodo d’imposta. È un motivo pratico, oltre a tutti gli altri, per tenere separati i movimenti dell’attività da quelli personali e per avere sempre chiaro come è stato incassato ogni importo.

Se stai monitorando anche altre soglie — quella degli 85.000 euro su tutte — questo è un dato in più da guardare durante l’anno, non a consuntivo.

Tieni traccia senza doverci pensare

Sapere a fine anno se hai maturato il beneficio dei pagamenti tracciabili forfettario richiede di aver tenuto ordinati incassi e pagamenti per dodici mesi.

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Domande frequenti

Cosa sono i pagamenti tracciabili nel forfettario?
Sono incassi e pagamenti effettuati con strumenti che lasciano traccia documentale — bonifico, carta, POS, assegno — invece che in contanti. Garantirli sopra i 500 euro dà diritto alla riduzione dei termini di accertamento.

Di quanto si riducono i termini di accertamento?
Il termine ordinario è il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione. Si riduce di un anno per chi ha un fatturato composto esclusivamente da fatture elettroniche, e di due anni per chi garantisce anche la tracciabilità di incassi e pagamenti sopra 500 euro.

La riduzione vale anche sui pagamenti che faccio io ai fornitori?
Sì, il requisito riguarda sia gli incassi sia i pagamenti sopra la soglia dei 500 euro.

Se incasso in contanti perdo il beneficio?
Gli incassi in contanti sopra i 500 euro compromettono il requisito della tracciabilità e quindi la riduzione più ampia.

Devo fare una domanda per ottenerlo?
No, non è un’agevolazione da richiedere: dipende da come sono state gestite le operazioni durante l’anno d’imposta.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario e riduzione dei termini di accertamento) · DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 43 (termini per l’accertamento) · D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127, art. 3 (riduzione di due anni con tracciabilità) · Agenzia delle Entrate — regime forfetario

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