Cartello di chiusura appeso alla porta di un'attività, riferimento a chiudere partita IVA forfettario

Chiudere la Partita IVA forfettaria: procedura e costi

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

Per chiudere la Partita IVA forfettaria presenti la dichiarazione di cessazione entro 30 giorni dalla fine dell’attività: per un professionista è il modello AA9/12, gratuito e online; per una ditta iscritta in Camera di Commercio è la Comunicazione Unica, con una spesa di circa 35,50 euro. Poi restano la dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno, il saldo dell’imposta e la conservazione dei documenti.

La procedura richiede poco tempo. La decisione va pesata di più, perché se riapri la stessa attività l’aliquota al 5% non torna.

Questa guida l'hanno scritta i commercialisti di TurboFisco, iscritti all'albo.

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Indice

Chiudere partita IVA forfettario: la procedura

La dichiarazione di cessazione va presentata entro 30 giorni dalla data in cui l’attività finisce davvero (art. 35, DPR 633/1972). Il canale cambia a seconda che tu sia un professionista o una ditta iscritta al Registro delle imprese.

Professionista (Gestione Separata o cassa) Ditta individuale iscritta in Camera di Commercio
Cosa presenti Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate Comunicazione Unica al Registro delle imprese
Come Online con i servizi telematici dell’Agenzia, da solo o tramite un intermediario Online, di solito tramite un intermediario
A chi arriva Agenzia delle Entrate; la cassa professionale va avvisata a parte Registro delle imprese, Agenzia delle Entrate e INPS insieme
Termine 30 giorni dalla cessazione effettiva

La Comunicazione Unica vale per l’avvio, le modifiche e la cessazione dell’impresa (art. 9, comma 5, DL 7/2007), quindi con un solo invio la chiusura arriva a tutti gli enti. L’omessa comunicazione della cessazione è sanzionabile da 250 a 2.000 euro, un costo evitabile.

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Quanto costa chiudere

Voce Costo
Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate Gratuito
Cancellazione dal Registro delle imprese (solo ditte iscritte) Circa 35,50 € (18 € di diritti di segreteria più 17,50 € di bollo)
Ritardo oltre i 30 giorni Sanzione da 250 a 2.000 €

A questi si aggiunge l’eventuale costo dell’intermediario, se non presenti tu la pratica.

Cosa resta da fare dopo

La Partita IVA è chiusa, ma restano tre cose.

La dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno. Va presentata l’anno successivo, con i compensi incassati fino alla cessazione. Se hai chiuso a marzo, la dichiarazione dell’anno prossimo riguarderà quei tre mesi.

Il saldo e gli acconti. L’imposta sostitutiva sui compensi dell’ultimo periodo si versa alle scadenze ordinarie: chiudere l’attività non cancella il debito d’imposta già maturato. Le date sono nella guida sulle scadenze F24 del forfettario.

La conservazione dei documenti. Fatture emesse e ricevute vanno conservate anche dopo la chiusura. Qui non esiste un numero fisso di anni: la norma fiscale dice che le scritture vanno conservate fino a quando non sono definiti gli accertamenti del periodo d’imposta corrispondente, anche oltre il termine civilistico.

Il riferimento pratico è dieci anni, che è il termine del codice civile, tenendo però presente che il termine fiscale può allungarlo. Considerato che l’accertamento arriva fino al quinto anno successivo alla dichiarazione, dieci anni coprono ampiamente.

Come conservare le fatture elettroniche, anche dopo la chiusura, è spiegato nella guida sulla conservazione delle fatture elettroniche.

Un incasso che arriva dopo la chiusura è la situazione che genera più dubbi: nel forfettario vale il principio di cassa, quindi conta il momento in cui il denaro entra. Se prevedi pagamenti in ritardo, parlane prima di chiudere.

Se poi riapri, il 5% non torna

L’aliquota agevolata al 5% per i primi cinque anni spetta a chi non ha esercitato attività d’impresa, arte o professione nei tre anni precedenti e la cui attività non è mera prosecuzione di una precedente. Chi chiude e riapre la stessa attività dopo pochi mesi non rispetta nessuna delle due condizioni e riparte al 15%.

Reddito imponibile Imposta al 5% Imposta al 15% Differenza annua
15.000 € 750 € 2.250 € 1.500 €
25.000 € 1.250 € 3.750 € 2.500 €
40.000 € 2.000 € 6.000 € 4.000 €

Se ti restavano due anni di agevolazione con 25.000 euro di reddito, chiudere per poi riaprire costa 5.000 euro. Quindi prima di chiudere chiediti se l’attività è finita o solo in pausa.

Quando chiudere conviene

Dipende quasi interamente dalla tua gestione previdenziale, come per una Partita IVA ferma:

  • Sei in Gestione Separata e l’attività è solo rallentata? Tenerla aperta costa zero contributi, perché si versa solo sul reddito effettivo, quindi chiudere per risparmiare ha poco senso e rischi di perdere il 5% residuo.
  • Sei in Gestione Artigiani o Commercianti? I contributi fissi corrono comunque, oltre 4.500 euro l’anno. Un’attività ferma è un costo continuo, e la chiusura va valutata sul serio.

Il quadro completo dei costi di un’attività ferma è nella guida su Partita IVA senza fatture.

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Prima di chiudere, fai due conti

Gli effetti fiscali della chiusura non si annullano: l’agevolazione persa non si recupera e il conto si vede anni dopo. Prenota una consulenza gratuita con un commercialista iscritto all’albo e guardiamo insieme se ti conviene chiudere, quanto risparmi e cosa perdi.

Domande frequenti

Quanto costa chiudere la Partita IVA forfettaria?

Per un professionista è gratuito: il modello AA9/12 si presenta online. Una ditta iscritta al Registro delle imprese paga circa 35,50 euro per la cancellazione (diritti di segreteria più bollo).

Si può chiudere la Partita IVA online?

Sì. Il professionista presenta il modello AA9/12 con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, da solo o tramite un intermediario. La ditta iscritta al Registro delle imprese usa la Comunicazione Unica, che vale anche per Agenzia delle Entrate e INPS.

Entro quando devo comunicare la chiusura?

Entro 30 giorni dalla data di cessazione effettiva dell’attività. L’omessa comunicazione è sanzionabile da 250 a 2.000 euro.

Cosa succede se non chiudo una Partita IVA che non uso?

L’Agenzia delle Entrate può chiuderla d’ufficio dopo tre anni di inattività. Nel frattempo, se sei iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti, i contributi fissi restano dovuti.

Se chiudo devo comunque presentare la dichiarazione dei redditi?

Sì, l’anno successivo, per i compensi incassati fino alla cessazione.

Posso riaprire la Partita IVA dopo averla chiusa?

Sì, ma se riapri la stessa attività perdi l’aliquota al 5%: quella agevolazione richiede di non aver esercitato attività nei tre anni precedenti e di non proseguire un’attività già svolta. Si riparte al 15%.

Cosa succede se incasso una fattura dopo la chiusura?

Nel forfettario vale il principio di cassa, quindi il momento dell’incasso rileva ai fini fiscali. È una situazione da impostare con il proprio commercialista prima di chiudere.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (condizioni dell’aliquota al 5%) · DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35 (dichiarazione di inizio, variazione e cessazione attività) · DL 31 gennaio 2007, n. 7, art. 9 (Comunicazione Unica) · Agenzia delle Entrate, modello AA9/12

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