Cartello di chiusura appeso alla porta di un'attività, riferimento a chiudere partita IVA forfettario

Chiudere la Partita IVA forfettaria: procedura e costi

Chiudere partita IVA forfettario è la parte più facile di tutta la vita di un’attività: è gratis, si fa online e richiede un modulo. La parte difficile è decidere se farlo, perché una riapertura non riporta le cose com’erano.

Indice

Chiudere partita IVA forfettario: la procedura

Per chiudere partita IVA forfettario devi presentare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di cessazione attività con il modello AA9/12, quello riservato alle persone fisiche.

Le regole essenziali:

  • va presentata entro 30 giorni dalla data di cessazione effettiva dell’attività;
  • la presentazione all’Agenzia delle Entrate è gratuita, e puoi farla da solo online, senza commercialista;
  • se sei una ditta individuale iscritta al Registro delle Imprese, serve anche la cancellazione presso la Camera di Commercio, che costa circa 35,50 euro (18 euro di diritti di segreteria più 17,50 di imposta di bollo);
  • va comunicata la cessazione anche alla propria gestione previdenziale, per fermare i contributi.

L’omessa comunicazione della cessazione è sanzionabile da 250 a 2.000 euro. Non è una cifra drammatica, ma è un costo del tutto evitabile.

Cosa resta da fare dopo

La Partita IVA è chiusa, ma non hai finito. Restano tre cose:

La dichiarazione dei redditi dell’ultimo anno. Va presentata l’anno successivo, con i compensi incassati fino alla cessazione. Se hai chiuso a marzo, la dichiarazione dell’anno prossimo riguarderà quei tre mesi.

Il saldo e gli acconti. L’imposta sostitutiva sui compensi dell’ultimo periodo si versa alle scadenze ordinarie: chiudere l’attività non cancella il debito d’imposta già maturato. Le date sono nella guida sulle scadenze F24 del forfettario.

La conservazione dei documenti. Fatture emesse e ricevute vanno conservate anche dopo la chiusura. Qui non esiste un numero fisso di anni: la norma fiscale dice che le scritture vanno conservate fino a quando non sono definiti gli accertamenti del periodo d’imposta corrispondente, anche oltre il termine civilistico.

Il riferimento pratico è dieci anni, che è il termine del codice civile, tenendo però presente che il termine fiscale può allungarlo. Considerato che l’accertamento arriva fino al quinto anno successivo alla dichiarazione, dieci anni coprono ampiamente.

Un incasso che arriva dopo la chiusura è la situazione che genera più dubbi: nel forfettario vale il principio di cassa, quindi conta il momento in cui il denaro entra. Se prevedi pagamenti in ritardo, parlane prima di chiudere, non dopo.

La trappola vera: se poi riapri, il 5% non torna

Questo è il punto per cui vale la pena leggere un articolo sulla chiusura invece di compilare direttamente il modulo.

L’aliquota agevolata al 5% per i primi cinque anni spetta a chi non ha esercitato attività d’impresa, arte o professione nei tre anni precedenti e la cui attività non è mera prosecuzione di una precedente. Chi chiude e riapre la stessa attività dopo pochi mesi non rispetta né l’una né l’altra condizione: riparte al 15%.

Su 25.000 euro di reddito imponibile, la differenza tra 5% e 15% è 2.500 euro l’anno. Se ti restavano due anni di agevolazione, chiudere per poi riaprire costa 5.000 euro.

La domanda giusta quindi è: l’attività è finita davvero, o è solo in pausa?

Quando chiudere conviene e quando no

Dipende quasi interamente dalla tua gestione previdenziale, ed è lo stesso discrimine che vale per una Partita IVA ferma:

  • Sei in Gestione Separata e l’attività è solo rallentata? Tenerla aperta costa zero contributi, perché si versa solo sul reddito effettivo. Chiudere per risparmiare non ha senso, e rischi di perdere il 5% residuo.
  • Sei in Gestione Artigiani o Commercianti? I contributi fissi corrono comunque, oltre 4.500 euro l’anno. Qui un’attività ferma è un costo reale e continuo, e la chiusura va valutata sul serio.

Il quadro completo dei costi di un’attività ferma è nella guida su Partita IVA senza fatture.

Prima di chiudere, fai due conti

Chiudere partita IVA forfettario è irreversibile nei suoi effetti fiscali: l’agevolazione persa non si recupera, e il conto si vede solo anni dopo.

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Domande frequenti

Quanto costa chiudere la Partita IVA?
La presentazione del modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate è gratuita e si può fare da soli online. Per le ditte individuali c’è il costo della cancellazione dal Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio.

Entro quando devo comunicare la chiusura?
Entro 30 giorni dalla data di cessazione effettiva dell’attività. L’omessa comunicazione è sanzionabile da 250 a 2.000 euro.

Se chiudo devo comunque presentare la dichiarazione dei redditi?
Sì, l’anno successivo, per i compensi incassati fino alla cessazione.

Posso riaprire la Partita IVA dopo averla chiusa?
Sì, ma se riapri la stessa attività perdi l’aliquota al 5%: quella agevolazione richiede di non aver esercitato attività nei tre anni precedenti e di non proseguire un’attività già svolta. Si riparte al 15%.

Cosa succede se incasso una fattura dopo la chiusura?
Nel forfettario vale il principio di cassa, quindi il momento dell’incasso rileva ai fini fiscali. È una situazione da impostare con il proprio commercialista prima di chiudere.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (condizioni dell’aliquota al 5%) · DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35 (dichiarazione di inizio, variazione e cessazione attività) · Agenzia delle Entrate — modello AA9/12

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