Studentessa che lavora al computer portatile alla scrivania, riferimento alla partita IVA studente

Partita IVA da studente: carico fiscale, tasse e contributi

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

Sì, uno studente può aprire la Partita IVA a qualsiasi età dopo i 18 anni, anche mentre è iscritto all’università, e può usare il regime forfettario con l’imposta al 5% per i primi cinque anni. L’apertura con il modello AA9/12 è gratuita. Prima di aprirla però conviene guardare due conti: il limite di reddito oltre il quale non sei più a carico dei tuoi genitori, e i contributi INPS, che pesano molto più dell’imposta.

Se hai iniziato a farti pagare per siti, grafica, social o ripetizioni e ti chiedono la fattura, qui trovi le regole e un esempio in euro.

Questa guida l'hanno scritta i commercialisti di TurboFisco, iscritti all'albo.

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Indice

Partita IVA studente: si può, senza limiti di età

Non esiste un’età minima né un divieto legato all’essere iscritti all’università. Se sei maggiorenne puoi aprire la Partita IVA, restare studente e accedere al regime forfettario come chiunque altro.

Anzi, chi comincia giovane parte in una posizione favorevole: l’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni spetta a chi non ha esercitato attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti e non prosegue un’attività già svolta. È esattamente la condizione di uno studente al primo lavoro.

Quanto paghi: un esempio con 12.000 euro

Prendiamo uno studente che sviluppa siti, con coefficiente di redditività al 67%, iscritto alla Gestione Separata INPS e al primo anno di attività.

Voce Importo
Compensi incassati 12.000 €
Reddito imponibile (12.000 × 67%) 8.040 €
Imposta sostitutiva al 5% circa 400 €
Contributi Gestione Separata al 26,07% circa 2.100 €
Ti restano, prima delle altre spese circa 9.500 €

Dal secondo anno i contributi versati si deducono dal reddito, quindi l’imposta scende un po’. Il conto con il tuo codice ATECO lo puoi fare in pochi minuti.

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Il carico fiscale dei tuoi genitori

Finché sei fiscalmente a carico dei tuoi genitori, loro possono detrarre le spese che sostengono per te, per esempio quelle mediche e universitarie, e dai 21 ai 29 anni anche la detrazione per figli a carico. Sotto i 21 anni quella detrazione non c’è più, perché è stata sostituita dall’assegno unico, ma lo status di figlio a carico conta lo stesso per le spese.

Quel beneficio dipende da un limite di reddito annuo che tu non devi superare, e dipende dalla tua età:

La tua età Limite di reddito per restare a carico
Fino a 24 anni 4.000 €
Da 25 a 30 anni 2.840,51 €
Dai 30 anni La detrazione per figli a carico non spetta più dal 2025, salvo disabilità certificata

Per questo limite conta il reddito della tua Partita IVA calcolato con il coefficiente, che è più basso di quanto incassi (art. 1, comma 75, legge 190/2014). Sono comunque cifre basse, che con qualche mese di lavoro discreto si superano.

Dal 2025, inoltre, la detrazione per figli a carico spetta solo fino ai 29 anni: dai 30 in poi non c’è più, anche con reddito zero, salvo disabilità certificata.

Due dettagli che pesano. Il limite si calcola sul reddito complessivo, e superarlo anche solo a dicembre fa perdere lo status di figlio a carico retroattivamente dal 1° gennaio: non è proporzionale ai mesi.

Se lo superi, i tuoi genitori perdono la detrazione. Non è una catastrofe, ed è giusto dire che spesso quello che guadagni tu vale più di quello che perdono loro, però è un conto da fare in famiglia e prima, non da scoprire a giugno dell’anno dopo.

Sei ancora a carico dei tuoi genitori? Mezz’ora con un commercialista prima di aprire ti dice se conviene e quando farlo. Prenota una consulenza gratuita.

I contributi pesano più delle tasse

Se sei un professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS con aliquota al 26,07% sul reddito imponibile. Nell’esempio sopra, su 8.040 euro di imponibile l’imposta al 5% è circa 400 euro e i contributi sono circa 2.100 euro, cioè cinque volte tanto.

È il numero che sorprende chi apre aspettandosi “il regime dove si paga il 5%”, perché il 5% è solo l’imposta sostitutiva e i contributi si pagano a parte.

In Gestione Separata però non ci sono contributi fissi: se un anno lavori poco, versi poco. Chi apre un’attività artigianale o commerciale ha invece un fisso annuo che corre comunque. Il funzionamento è nella guida sulla Gestione Separata INPS.

Occasionale o Partita IVA?

Prestazione occasionale Partita IVA
Quando si usa Lavori sporadici, senza organizzazione stabile Attività continuativa e organizzata
Criterio L’abitualità dell’attività, l’importo non decide
Contributi INPS Solo oltre 5.000 € di compensi nell’anno Sul reddito, dal primo euro

Attenzione all’equivoco più diffuso: i 5.000 euro di cui si parla sempre sono una franchigia contributiva INPS per le prestazioni occasionali, e non esonerano dall’aprire la Partita IVA quando l’attività è abituale. Lo stesso equivoco è spiegato nella guida sul codice ATECO per le ripetizioni.

Se lavori anche come dipendente

Molti studenti hanno un contratto part-time e vogliono affiancare la Partita IVA. Si può, con due avvertenze: l’aliquota della Gestione Separata scende al 24%, e va rispettata la soglia di reddito da lavoro dipendente prevista per l’accesso al forfettario, spiegata nella guida su forfettario e lavoro dipendente.

Fai i conti prima di aprire

Aprire una partita IVA studente è semplice: modello AA9/12, gratis, anche online. Quello che va capito prima è l’effetto sulle detrazioni familiari e il peso dei contributi. Prenota una consulenza gratuita con un commercialista iscritto all’albo, oppure, se hai già le idee chiare, iscriviti gratis a TurboFisco e parti con i conti sotto controllo dal primo incasso. La procedura completa è nella guida su come aprire la Partita IVA in regime forfettario.

Domande frequenti

Uno studente può aprire la Partita IVA?

Sì, non ci sono limiti di età oltre la maggiore età né incompatibilità con l’iscrizione all’università. Si può accedere al regime forfettario come chiunque altro.

Aprendo la Partita IVA smetto di essere a carico dei miei genitori?

Solo se superi il limite di reddito: 4.000 euro fino a 24 anni, 2.840,51 euro da 25 a 30. Superarlo anche a fine anno fa perdere lo status retroattivamente dal 1° gennaio. Dal 2025 la detrazione per figli a carico spetta solo fino ai 29 anni.

Per restare a carico conta il fatturato della Partita IVA?

No, conta il reddito calcolato con il coefficiente di redditività, insieme agli altri redditi che hai.

Quanto pago di tasse da studente con Partita IVA?

Nei primi cinque anni l’imposta sostitutiva è del 5% se hai i requisiti. Il peso maggiore sono i contributi INPS: in Gestione Separata il 26,07% del reddito imponibile, o il 24% se sei anche lavoratore dipendente.

Quanto costa aprire la Partita IVA da studente?

La dichiarazione di inizio attività con il modello AA9/12 è gratuita e si può presentare online. In Gestione Separata non ci sono contributi fissi: paghi in proporzione a quanto guadagni.

La Partita IVA incide sull’ISEE e sulle borse di studio?

Sì, può incidere. Quando un beneficio, anche non fiscale, dipende dal reddito, si conta anche quello del forfettario (art. 1, comma 75, L. 190/2014). Anni di riferimento e soglie li stabilisce l’ente che eroga la borsa o il beneficio.

Sotto 5.000 euro devo aprirla?

La soglia di 5.000 euro riguarda la franchigia contributiva delle prestazioni occasionali. L’obbligo di aprire la Partita IVA dipende dall’abitualità dell’attività.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario, condizioni dell’aliquota al 5% e comma 75 sui benefici legati al reddito) · DPR 917/1986 (TUIR), art. 12 (detrazioni e limiti di reddito per i familiari a carico) · DL 30 settembre 2003, n. 269, art. 44 (franchigia contributiva per prestazioni occasionali)

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