Partita IVA forfettaria da pensionato: la soglia da controllare
La partita IVA forfettario pensionato è una combinazione più comune di quanto si pensi: c’è chi continua a fare consulenza nel proprio settore, chi trasforma una passione in attività, chi affianca il figlio nell’azienda di famiglia. Fiscalmente funziona bene, ma c’è una soglia che quasi nessuno controlla prima.
Indice
- Partita IVA forfettario pensionato: si può fare?
- La soglia che blocca tutto: attenzione all’importo della pensione
- I contributi: quelli si pagano comunque
- L’altra verifica, quella previdenziale
- Quando conviene davvero
- Verifica la soglia prima di muoverti
- Domande frequenti
Partita IVA forfettario pensionato: si può fare?
Sì. Un pensionato può aprire la Partita IVA e accedere al regime forfettario, rispettando gli stessi requisiti di chiunque altro: ricavi entro 85.000 euro, spese per collaboratori entro 20.000 euro, nessuna causa di esclusione.
La buona notizia riguarda le tasse: pensione e reddito forfettario non fanno cumulo. Il reddito della tua attività è tassato con l’imposta sostitutiva al 15% (o al 5%, se hai i requisiti per una nuova attività), mentre la pensione continua a essere tassata con l’IRPEF ordinaria, in modo separato.
Tradotto: quello che fatturi non ti fa salire di scaglione IRPEF sulla pensione. È un vantaggio reale del forfettario rispetto al regime ordinario, dove invece i due redditi si sommerebbero.
La soglia che blocca tutto: attenzione all’importo della pensione
Qui sta il punto che manda a monte più progetti, e va detto subito perché è quello che va verificato prima di ogni altra cosa.
Tra le cause che escludono dal regime forfettario c’è l’aver percepito, nell’anno precedente, redditi da lavoro dipendente e assimilati superiori a 35.000 euro — soglia valida per il 2025 e il 2026, destinata a tornare a 30.000 euro dal 2027.
Fiscalmente la pensione rientra tra i redditi rilevanti ai fini di quel limite, insieme a quelli di lavoro dipendente e assimilati. Il che significa: se la tua pensione lorda supera quella soglia, il forfettario non ti è accessibile, indipendentemente da quanto pensi di fatturare con la nuova attività.
Non è un’interpretazione: l’Agenzia delle Entrate lo ha confermato espressamente, rispondendo a chi percepiva una pensione oltre la soglia e voleva applicare il regime forfettario. La risposta è stata che la causa di esclusione opera.
Tre precisazioni che contano:
- si guarda al lordo annuo della pensione, non al netto che ti arriva sul conto;
- la verifica è sull’anno precedente, quindi il tuo cedolino di quest’anno decide cosa potrai fare l’anno prossimo;
- la pensione rileva anche da sola. Chi ha smesso di lavorare come dipendente potrebbe pensare che l’eccezione prevista per i rapporti cessati lo metta al riparo: non è così, perché per i redditi da pensione quella verifica resta comunque dovuta.
Chi ha una pensione da 1.800 euro netti al mese è verosimilmente sopra la soglia lorda: è esattamente il caso in cui vale la pena fare il conto prima, non dopo aver aperto.
I contributi: quelli si pagano comunque
Un equivoco frequente: “sono già in pensione, i contributi non li devo più versare”. Non è così. Se apri una Partita IVA, l’obbligo contributivo sull’attività autonoma nasce comunque, secondo la gestione in cui rientri.
- Gestione Separata INPS (consulenti, professionisti senza cassa): aliquota ridotta al 24% invece del 26,07%, proprio perché sei già titolare di pensione. Nessun contributo fisso: versi solo sul reddito effettivo.
- Gestione Artigiani o Commercianti: contributo fisso annuo dovuto anche con incassi bassi. Qui però, se hai più di 65 anni, puoi chiedere una riduzione del 50% dei contributi.
Quella riduzione del 50% per gli over 65 è distinta dalla riduzione del 35% prevista per i forfettari, e va richiesta all’INPS: verifica con il tuo commercialista quale delle due ti conviene e se sono cumulabili nel tuo caso, perché la risposta dipende dalla tua posizione contributiva.
L’altra verifica, quella previdenziale
C’è un secondo controllo da fare, ed è diverso da quello fiscale: alcune tipologie di pensione hanno limiti al cumulo con redditi da lavoro autonomo, con possibili riduzioni dell’assegno. Dipende dal tipo di trattamento che percepisci e dall’età che hai raggiunto.
Non è materia fiscale, è materia INPS, e cambia parecchio da caso a caso. Prima di avviare l’attività vale la pena una verifica diretta sulla tua posizione: sarebbe spiacevole scoprire che l’attività ti fa guadagnare 5.000 euro e ti fa perdere altrettanto di assegno.
Quando conviene davvero
Per una partita IVA forfettario pensionato con pensione sotto la soglia e attività di consulenza o servizi, il quadro è favorevole: coefficiente di redditività, imposta sostitutiva separata dalla pensione, Gestione Separata al 24% senza fissi. Un consulente pensionato che fattura 20.000 euro l’anno ha un carico complessivo contenuto e nessun costo fisso da anticipare.
Se invece l’attività è commerciale o artigianale, i contributi fissi arrivano comunque, e il conto va rifatto: la guida su cosa si paga con una Partita IVA senza fatture spiega la differenza tra le due gestioni, che è la variabile più pesante.
Sull’aliquota al 5% per le nuove attività, un’avvertenza: richiede che l’attività non sia mera prosecuzione di quella svolta prima. Chi ha lavorato quarant’anni come dipendente in un settore e apre una consulenza nello stesso settore va valutato caso per caso, perché è proprio la situazione che quella condizione intende intercettare.
Verifica la soglia prima di muoverti
Il primo numero da guardare non è quanto pensi di fatturare: è il lordo della tua pensione dell’anno scorso. Da lì dipende se il forfettario ti è accessibile o no, e tutto il resto viene dopo.
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Domande frequenti
Un pensionato può aprire la Partita IVA in regime forfettario?
Sì, rispettando i requisiti ordinari. Il vincolo specifico è che la pensione lorda dell’anno precedente non superi la soglia dei redditi da lavoro dipendente e assimilati, pari a 35.000 euro per il 2026.
La pensione si somma al reddito della Partita IVA?
No, ai fini della tassazione non fanno cumulo: il reddito forfettario è tassato con imposta sostitutiva, la pensione resta tassata a IRPEF. Il fatturato non fa salire lo scaglione IRPEF sulla pensione.
Un pensionato deve versare i contributi INPS sull’attività?
Sì. In Gestione Separata l’aliquota è ridotta al 24% e si versa solo sul reddito effettivo. In Gestione Artigiani o Commercianti il contributo fisso è dovuto comunque, con possibile riduzione del 50% oltre i 65 anni.
Se la mia pensione supera i 35.000 euro posso stare nel forfettario?
No. La pensione è fiscalmente un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e concorre alla verifica della soglia, che dal 2027 scende a 30.000 euro.
Aprire la Partita IVA mi fa perdere parte della pensione?
Dipende dal tipo di trattamento pensionistico: alcune pensioni hanno limiti al cumulo con redditi da lavoro autonomo. È una verifica da fare all’INPS sulla propria posizione, distinta da quella fiscale.
Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario e cause di esclusione) · DPR 917/1986 (TUIR), art. 49 (le pensioni come redditi di lavoro dipendente) · INPS — aliquote e contributi artigiani
