Scrivania di lavoro con documenti e lampada, riferimento alle spese deducibili forfettario

Spese deducibili nel forfettario: cosa puoi scaricare davvero

“Ma quindi il computer nuovo lo scarico?” È la domanda che arriva subito dopo l’apertura della Partita IVA, e sul tema delle spese deducibili forfettario la risposta onesta spiazza quasi tutti: no. E non perché tu abbia sbagliato qualcosa.

Indice

Spese deducibili forfettario: la risposta in breve

Nel regime forfettario le uniche spese deducibili sono i contributi previdenziali obbligatori che hai effettivamente versato nell’anno. Tutto il resto — computer, affitto dello studio, auto, telefono, corsi, software, commercialista — non si deduce.

Non è una dimenticanza del legislatore né una penalizzazione: è il funzionamento stesso del regime. Ed è il motivo per cui il forfettario è così semplice da gestire.

Perché funziona così: il coefficiente è già la tua deduzione

Il reddito imponibile nel forfettario si calcola così:

ricavi incassati × coefficiente di redditività

Il coefficiente è quella percentuale, legata al tuo codice ATECO, che stabilisce in modo forfettario quanta parte dei tuoi incassi è reddito e quanta è spesa. La parte che *non* è reddito è la tua deduzione: te la sei già presa, senza dover conservare una sola fattura.

Qualche esempio concreto:

Attività Coefficiente Spese riconosciute
Agente di commercio 62% 38%
Sviluppatore, consulente IT 67% 33%
Parrucchiere, estetista 67% 33%
Consulente, avvocato, psicologo 78% 22%
Edilizia e immobiliare 86% 14%

Uno sviluppatore che incassa 50.000 euro ha un imponibile di 33.500 euro: lo Stato gli sta riconoscendo 16.500 euro di spese, senza chiedergli né scontrini né giustificativi. Se le sue spese reali sono 4.000 euro l’anno, ci sta guadagnando parecchio.

È questo lo scambio del forfettario: rinunci a dedurre i costi veri, in cambio di una deduzione automatica e di una contabilità quasi inesistente.

L’unica deduzione vera: i contributi

I contributi previdenziali obbligatori — Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, o la tua cassa professionale — si deducono dal reddito imponibile e sono l’unica leva che hai per abbassare l’imposta.

Un dettaglio che vale soldi veri: la deduzione segue il principio di cassa. Contano i contributi che hai effettivamente versato nell’anno, non quelli di competenza dell’anno. Nella pratica, i contributi che versi nel 2026 sono spesso il saldo del 2025: sono quelli che riducono il tuo imponibile 2026.

La conseguenza pratica è controintuitiva ma importante: saltare o rinviare un versamento contributivo a fine anno non ti fa risparmiare, ti fa perdere la deduzione in quell’anno. Se hai margine, chiudere i contributi entro il 31 dicembre abbassa l’imponibile su cui pagherai l’imposta.

Se il contributo versato supera il reddito d’impresa o di lavoro autonomo, l’eccedenza non si perde: è deducibile dal reddito complessivo IRPEF, se ne hai altri.

Non sono deducibili, anche se sono contributi: il riscatto degli anni di laurea e i premi INAIL.

Cosa NON puoi dedurre (l’elenco che cercavi)

Per essere espliciti, perché è la parte che genera più confusione:

  • computer, smartphone, tablet, attrezzature
  • affitto dello studio, del salone o del coworking
  • utenze, connessione, telefono
  • auto, carburante, pedaggi
  • corsi di formazione e aggiornamento
  • software e abbonamenti
  • il compenso del tuo commercialista
  • pubblicità e campagne sponsorizzate

Restano tutti costi reali della tua attività, che riducono i tuoi soldi in tasca. Semplicemente non riducono l’imposta.

E le detrazioni IRPEF?

Attenzione a non confondere deduzioni e detrazioni. L’imposta sostitutiva del forfettario sostituisce l’IRPEF: se il reddito forfettario è il tuo unico reddito, non hai un’IRPEF lorda da cui detrarre spese mediche, ristrutturazioni o interessi del mutuo. Le detrazioni, in quel caso, non trovano capienza e vanno perse.

È una delle ragioni per cui il forfettario può risultare meno conveniente di quanto sembri per chi ha molte spese detraibili in famiglia. Il tema torna anche quando si chiede un mutuo: ne parliamo nella guida su forfettario e mutuo casa.

Quando il forfettario smette di convenire

La regola pratica sulle spese deducibili forfettario è semplice: il regime conviene finché le tue spese reali restano sotto la percentuale riconosciuta dal coefficiente.

Un consulente con coefficiente al 78% ha il 22% di spese riconosciute: su 50.000 euro sono 11.000 euro. Se ne spende 6.000, il forfettario è un ottimo affare. Se ne spende 20.000 perché ha uno studio, una collaboratrice e trasferte continue, sta pagando imposte su un reddito che non ha davvero.

Non c’è una soglia universale: dipende dal tuo coefficiente e dai tuoi costi. Ma è un conto che vale la pena rifare ogni anno, non solo all’apertura.

Il numero che conta è quanto ti resta

Sapere quali sono le spese deducibili forfettario è metà dell’informazione. L’altra metà è sapere, a ogni fattura, quanto ti resta davvero dopo imposta e contributi.

Iscriviti gratis a TurboFisco e vedilo aggiornato in tempo reale, non a fine anno. Se invece hai costi alti e il dubbio che il forfettario non ti convenga più, prenota una consulenza gratuita e facciamo il confronto con il regime ordinario sui tuoi numeri.

Domande frequenti

Cosa si può scaricare nel regime forfettario?
Solo i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nell’anno. Tutte le altre spese — attrezzature, affitto, auto, formazione — non sono deducibili.

Perché non posso dedurre il computer che ho comprato per lavoro?
Perché il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO include già una quota forfettaria di spese. Dedurre anche i costi reali significherebbe contarli due volte.

I contributi INPS si deducono nell’anno di competenza o di pagamento?
In quello di pagamento: vale il principio di cassa. I contributi versati nel 2026 riducono il reddito 2026, anche se si riferiscono al 2025.

Posso detrarre le spese mediche o le ristrutturazioni?
Solo se hai altri redditi soggetti a IRPEF. L’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF, quindi senza altri redditi non c’è imposta lorda su cui far valere le detrazioni.

Quando conviene uscire dal forfettario?
Quando le spese reali superano stabilmente la percentuale riconosciuta dal coefficiente: per un consulente al 78% significa spendere più del 22% degli incassi.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (in particolare il comma 64 sulla determinazione del reddito e la deduzione dei contributi previdenziali) · Agenzia delle Entrate — regime forfettario

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