NASpI e regime forfettario: come funziona dal 2026
Lasci il lavoro dipendente, hai diritto alla NASpI e nel frattempo vuoi metterti in proprio. La domanda che arriva subito dopo è sempre la stessa: se apro la Partita IVA, perdo la disoccupazione? NASpI e regime forfettario possono convivere, la risposta breve è no — ma le regole sono cambiate a gennaio, e la versione che trovi in molte guide è vecchia di un anno.
Indice
- NASpI e regime forfettario: si possono tenere insieme
- La novità 2026: l’anticipo non arriva più tutto insieme
- Il termine dei 30 giorni, che è la trappola più frequente
- Se scegli la NASpI mensile: il limite di reddito
- Il punto fiscale che quasi nessuno spiega
- E i contributi INPS?
- Prima di aprire, fai due conti veri
- Domande frequenti
NASpI e regime forfettario: si possono tenere insieme
Sì. Aprire una Partita IVA in regime forfettario non fa decadere automaticamente la NASpI. Hai due strade, e sono alternative:
- NASpI mensile ridotta: continui a ricevere l’indennità mese per mese, ma l’importo viene ridotto in funzione del reddito che prevedi di produrre con l’attività autonoma.
- NASpI anticipata: chiedi tutta l’indennità residua in anticipo, come capitale per avviare l’attività. È la strada di chi ha bisogno di liquidità subito, per attrezzature, scorte o i primi mesi di attività.
La scelta non è reversibile, quindi vale la pena farla con i numeri davanti.
La novità 2026: l’anticipo non arriva più tutto insieme
Fino al 2025 la NASpI anticipata veniva erogata in un’unica soluzione dopo l’accoglimento della domanda. Dalle domande presentate dal 01/01/2026 arriva in due rate:
- 70% all’accoglimento della domanda, accreditato sull’IBAN indicato;
- 30% entro sei mesi dalla presentazione della richiesta, e comunque al termine del periodo di durata teorica dell’indennità.
La seconda rata non è automatica: l’INPS verifica prima che tu non ti sia nel frattempo rioccupato come lavoratore dipendente e che tu non sia titolare di una pensione diretta.
Perché è un cambiamento che conta davvero: se il tuo piano prevedeva di usare l’intero anticipo per l’investimento iniziale, adesso a disposizione ne hai il 70%. Su un’indennità residua di 12.000 euro significa 8.400 euro subito e 3.600 euro dopo mesi. Non è una perdita, è un problema di cassa — che però in fase di avvio è esattamente il problema che conta.
Il termine dei 30 giorni, che è la trappola più frequente
La domanda di anticipazione va presentata entro 30 giorni dall’avvio dell’attività autonoma, cioè dalla data di attribuzione della Partita IVA.
È un termine perentorio: se lo lasci scadere, l’anticipazione non è più richiedibile: resta solo la NASpI mensile. È l’errore più costoso di tutta questa materia, e si commette per il motivo più banale, cioè aprire la Partita IVA e occuparsi della pratica INPS “la settimana prossima”.
Se stai valutando entrambe le opzioni, decidi prima di aprire la Partita IVA, non dopo.
Se scegli la NASpI mensile: il limite di reddito
Chi tiene l’indennità mensile deve comunicare all’INPS il reddito presunto dell’attività autonoma, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. In base a quella comunicazione l’indennità viene ridotta di una quota del reddito previsto.
Il limite di reddito annuo da lavoro autonomo compatibile con la NASpI è di 5.500 euro. Sotto quella cifra l’indennità continua, ridotta dell’80% del reddito che hai dichiarato di prevedere; sopra, la NASpI decade dall’inizio dell’attività autonoma.
Un esempio: se comunichi un reddito previsto di 1.600 euro, la riduzione complessiva è di 1.280 euro, spalmata sui mesi di indennità residua.
Due obblighi da non saltare, indipendentemente dall’importo: la comunicazione del reddito presunto e, a consuntivo, quella del reddito effettivo. Saltarle espone alla restituzione di quanto percepito.
Il punto fiscale che quasi nessuno spiega
La NASpI è tassata: fiscalmente è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, e l’INPS applica la ritenuta IRPEF. Non entra quindi nel calcolo del tuo reddito forfettario, che segue una strada separata con l’imposta sostitutiva.
Ma proprio perché è un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, va guardata insieme alla soglia che regola l’accesso al forfettario per chi ha redditi da lavoro dipendente: 35.000 euro per il 2026, con ritorno previsto a 30.000 euro dal 2027. Il quadro completo è nella guida su Partita IVA forfettaria e lavoro dipendente.
Qui però entra in gioco l’eccezione che salva la maggior parte dei casi reali: se il rapporto di lavoro è cessato nell’anno precedente, e non percepisci nuovi redditi da lavoro dipendente o pensione, la verifica di quella soglia diventa irrilevante. Ed è la situazione tipica di chi la NASpI la sta prendendo, cioè di chi il lavoro l’ha appena perso.
È un incastro tecnico su cui le fonti professionali ragionano con qualche sfumatura, e dipende dalle date esatte della tua cessazione e della tua apertura. Se il tuo stipendio dell’anno precedente superava la soglia, è il punto da far guardare a un commercialista prima di aprire, non dopo.
E i contributi INPS?
Attenzione a un equivoco frequente: la NASpI riguarda l’indennità di disoccupazione, non i contributi che dovrai versare come autonomo. Quelli partono comunque, secondo la gestione in cui rientri.
Se sei un professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata solo sul reddito effettivamente prodotto. Se invece la tua attività è artigianale o commerciale, i contributi fissi sono dovuti anche con incassi bassi: la guida sulla Gestione Separata INPS e quella su come aprire la Partita IVA in forfettario chiariscono la differenza, che pesa parecchio nei primi mesi.
Prima di aprire, fai due conti veri
Anticipata o mensile, i 30 giorni, la soglia dei redditi assimilati, i contributi che partono comunque: su NASpI e regime forfettario sono quattro variabili che si incastrano tra loro, e la sequenza giusta dipende da quanto ti resta di indennità, da quando ti sei licenziato e da che attività stai avviando.
Prenota una consulenza gratuita con un commercialista iscritto all’albo prima di aprire la Partita IVA: è il momento in cui una scelta sbagliata costa di più, ed è anche l’unico momento in cui si può ancora correggere. Se invece hai già le idee chiare e vuoi partire, iscriviti gratis a TurboFisco e tieni sotto controllo tasse e contributi dal primo incasso.
Domande frequenti
NASpI e regime forfettario sono compatibili?
Sì, puoi aprire la Partita IVA forfettaria mentre percepisci l’indennità. Puoi mantenere la NASpI mensile in forma ridotta oppure chiederla in anticipo in un’unica erogazione, che dal 2026 avviene però in due rate.
Come funziona la NASpI anticipata nel 2026?
Dalle domande presentate dal 01/01/2026 viene pagata al 70% all’accoglimento e al 30% entro sei mesi, previa verifica che non ci sia stata rioccupazione come dipendente e che non si sia titolari di pensione diretta.
Entro quando devo chiedere la NASpI anticipata?
Entro 30 giorni dall’avvio dell’attività autonoma, cioè dalla data di attribuzione della Partita IVA. È un termine perentorio: scaduto, resta solo l’erogazione mensile.
La NASpI mi fa perdere il regime forfettario?
Di per sé no. È un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e va confrontata con la soglia prevista per l’accesso al regime, ma se il rapporto di lavoro è cessato nell’anno precedente quella verifica diventa irrilevante.
Devo comunicare qualcosa all’INPS se resto con la NASpI mensile?
Sì, il reddito presunto dell’attività autonoma entro 30 giorni dall’inizio, e successivamente il reddito effettivo. Sono comunicazioni obbligatorie: se saltano, l’indennità può essere richiesta indietro.
Riferimenti normativi: D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22 (disciplina della NASpI e incentivo all’autoimprenditorialità) · Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) (erogazione in due rate dell’anticipazione) · INPS — NASpI
