Persona al lavoro alla scrivania, riferimento a forfettario e lavoro dipendente nel 2027

Forfettario e lavoro dipendente: cosa cambia dal 2027

Forfettario e lavoro dipendente convivono senza problemi, a una condizione: restare sotto una certa soglia di stipendio. Negli ultimi due anni quella soglia è stata 35.000 euro lordi, ed è il numero a cui si sono abituati tutti. Il punto è che, allo stato attuale della normativa, vale ancora per pochi mesi.

Indice

Forfettario e lavoro dipendente 2027: cosa cambia dal 1° gennaio

Dal 2027 la soglia scende da 35.000 a 30.000 euro. La soglia più alta era stata introdotta come misura temporanea e poi prorogata per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2026: oggi, 3 settembre 2026, non esiste alcuna norma che la prolunghi oltre il 31 dicembre.

Sono 5.000 euro di differenza, e riguardano una fascia di persone molto precisa: chi ha uno stipendio lordo tra i 30.000 e i 35.000 euro e affianca una Partita IVA forfettaria. Sopra i 35.000 il problema si poneva già; sotto i 30.000 non si pone comunque.

Come funziona il meccanismo, perché è la parte che confonde tutti: la verifica si fa sempre sull’anno precedente. Quindi è il tuo reddito da lavoro dipendente del 2026 a decidere se nel 2027 puoi stare nel forfettario. La decisione la stai prendendo adesso, senza saperlo.

Quale reddito conta davvero

Non è il netto in busta paga, ed è l’errore più comune: si guarda quanto si è incassato e si tira un sospiro di sollievo sbagliato.

Conta il reddito lordo imponibile da lavoro dipendente e assimilato, quello che trovi nella Certificazione Unica. Oltre allo stipendio, nella soglia rientrano tipicamente anche:

  • i compensi da amministratore di società;
  • le indennità INPS come NASpI e cassa integrazione, che sono fiscalmente redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • borse di studio e assegni di ricerca;
  • le pensioni.

È un elenco indicativo, non tassativo: la categoria dei redditi assimilati è ampia e alcune voci vanno guardate caso per caso. Se sei vicino alla soglia, è il tipo di verifica che va fatta sul tuo documento, non su un articolo.

L’eccezione che salva parecchie situazioni

C’è un caso in cui la soglia non si applica affatto: se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente, il limite di reddito diventa irrilevante. È una regola pensata per non ostacolare chi lascia il posto fisso, ed è il motivo per cui il caso “mi licenzio e apro la Partita IVA” è più lineare del caso “tengo entrambi”.

**Attenzione a un dettaglio che rovina il piano a molti: la cessazione deve cadere nell’anno *precedente*, non in corso d’anno.** Se ti licenzi a marzo e apri la Partita IVA a giugno dello stesso anno, l’eccezione non ti copre: devi comunque verificare di essere rimasto sotto la soglia nell’anno prima. È una differenza di mesi che cambia completamente la situazione, e vale la pena tenerne conto nel decidere quando aprire.

E anche quando la cessazione è avvenuta nell’anno precedente, la soglia va comunque controllata in due casi:

  • se percepisci redditi da pensione, che rilevano ai fini del limite anche da soli;
  • se hai iniziato un nuovo rapporto di lavoro ancora in essere al 31 dicembre dell’anno precedente.

Cosa succede se sfori: non è immediato

Superare la soglia non ti fa uscire dal regime il giorno stesso. Il forfettario cessa dall’anno successivo a quello in cui la causa di esclusione si verifica.

Se nel 2026 il tuo reddito da dipendente supera i 35.000 euro, il 2026 lo chiudi regolarmente da forfettario, e dal 01/01/2027 passi al regime ordinario. Vale lo stesso ragionamento nell’altro senso: se nel 2027 resti sotto i 30.000, nel 2028 sei di nuovo nei requisiti.

Sul funzionamento di questo meccanismo di uscita e rientro, la logica è la stessa già spiegata nella guida sul limite degli 85.000 euro: si guarda sempre l’anno chiuso, non quello in corso.

L’altra causa ostativa che riguarda solo chi ha il doppio lavoro

C’è un secondo vincolo, indipendente dalla soglia di reddito e spesso ignorato: non puoi fatturare in modo prevalente al tuo datore di lavoro attuale, o a uno dei due anni precedenti. Prevalente significa più della metà dei tuoi ricavi.

Non è una questione di importi assoluti: puoi fatturare pochissimo al tuo datore e restare tranquillo, oppure fatturargli 15.000 euro su 20.000 totali e perdere il regime. Esiste un’unica eccezione, introdotta nel 2024 per i cosiddetti contratti misti, che riguarda però solo iscritti ad albi professionali con part-time tra il 40% e il 50% presso datori con più di 250 dipendenti, e con contratti certificati: è una nicchia stretta, non una scappatoia generale.

Cosa fare da qui a dicembre 2026

Tre cose concrete, in ordine di utilità:

  1. Guarda il tuo lordo 2026 previsto, non il netto. Se sei tra 30.000 e 35.000, sei esattamente nella fascia che cambia stato.
  2. Considera il quadro completo prima di decidere. Uscire dal forfettario non è una catastrofe: significa regime ordinario, IVA da gestire, costi deducibili però realmente scaricabili. Per alcune situazioni è persino più conveniente, per altre no: dipende dai tuoi costi reali.
  3. Non dare per scontata la proroga, ma nemmeno il contrario. La legge di bilancio per il 2027 si discute in autunno 2026, e questa soglia è già stata prorogata due volte. Chi decide oggi dovrebbe farlo su quello che la norma dice adesso, restando pronto ad aggiornare a dicembre.

Se hai già una Partita IVA forfettaria insieme al lavoro dipendente, trovi il quadro generale nella guida su Partita IVA forfettaria e lavoro dipendente, mentre le novità della manovra in vigore sono raccolte nell’articolo sulla Legge di Bilancio 2026 e forfettario.

Questa è una decisione che dipende dai tuoi numeri

Su forfettario e lavoro dipendente non esiste una risposta valida per tutti: 32.000 euro di stipendio con 8.000 euro di fatturato è una situazione diversa da 34.000 euro di stipendio con 40.000 di fatturato, e la scelta giusta cambia.

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Domande frequenti

Dal 2027 la soglia per il forfettario con lavoro dipendente torna a 30.000 euro?
Sì, allo stato attuale della normativa. La soglia di 35.000 euro vale per il 2025 e il 2026, poi torna a 30.000 euro salvo una nuova proroga con la prossima legge di bilancio.

Quale reddito si guarda per verificare la soglia?
Il reddito lordo da lavoro dipendente e assimilato dell’anno precedente, come risulta dalla Certificazione Unica: non il netto percepito in busta paga.

La NASpI conta nella soglia dei redditi da lavoro dipendente?
Sì, è fiscalmente un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente. Va però letta insieme all’eccezione sul rapporto di lavoro cessato nell’anno precedente, che in molti casi rende la verifica irrilevante.

Se supero la soglia, esco subito dal regime forfettario?
No. Il regime cessa dall’anno successivo a quello in cui si verifica la causa di esclusione: l’anno in corso lo chiudi comunque da forfettario.

Chi ha forfettario e lavoro dipendente può fatturare al proprio datore?
Solo se non lo fa in modo prevalente, cioè se quelle fatture restano sotto la metà dei tuoi ricavi. Il divieto vale anche per i datori di lavoro dei due anni precedenti.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, comma 57 (cause di esclusione dal regime forfettario) · Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), art. 1 comma 27 (proroga per il 2026 della soglia di 35.000 euro) · Legge 203/2024, art. 17 (contratti misti)

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