Postazione di lavoro ordinata con computer portatile, riferimento a più codici ATECO forfettario

Più codici ATECO con una sola Partita IVA: come funziona

Fai consulenza e vendi anche un corso online. Sei fotografo e ogni tanto monti video. Hai un negozio e fai anche formazione. Avere più codici ATECO forfettario si può, la Partita IVA regge tutte queste situazioni — ma i conti si complicano.

Questa guida l'hanno scritta i commercialisti di TurboFisco, iscritti all'albo.

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Indice

Più codici ATECO forfettario: si può fare

Sì. Nel regime forfettario puoi avere più codici ATECO: uno prevalente, che è l’attività principale, e uno o più secondari per le altre.

Non servono due Partite IVA, e non c’è un limite predefinito al numero di codici. La comunicazione si fa con il modello AA9/12, in apertura o successivamente con una variazione, se l’attività nuova nasce dopo.

La domanda giusta non è “posso”, ma “come cambiano i miei conti”.

Una sola soglia, e si sommano tutti i ricavi

Il primo punto è il più importante, ed è quello che sorprende: la soglia degli 85.000 euro è una sola per il contribuente, non una per attività.

Se incassi 50.000 euro di consulenza e 40.000 euro dalla vendita di corsi, sei a 90.000 euro: hai superato la soglia, e dall’anno successivo esci dal regime. Non conta che presa singolarmente nessuna delle due attività ci arrivasse.

Vale anche per il tetto dei 100.000 euro, che comporta l’uscita immediata nello stesso anno, come spiegato nella guida sul limite degli 85.000 euro.

Quando le attività hanno limiti diversi previsti dalla normativa, si considera il limite più elevato tra quelli fissati per ciascuna.

Ma i coefficienti restano diversi

Qui invece il meccanismo funziona a tuo favore. Il coefficiente di redditività è legato all’attività, non al contribuente: se svolgi due attività con coefficienti diversi, applichi a ciascuna il suo.

Un esempio concreto. Un consulente informatico che fa anche formazione:

Attività Ricavi Coefficiente Imponibile
Consulenza IT (div. 62) 30.000 € 67% 20.100 €
Formazione (div. 85) 15.000 € 78% 11.700 €
Totale 45.000 € 31.800 €

Non si fa una media, non si applica il coefficiente dell’attività prevalente a tutto: si calcola separatamente e si somma. Sull’imponibile complessivo si applica poi l’imposta sostitutiva.

Conseguenza pratica: devi tenere traccia di quale fattura appartiene a quale attività. Se a fine anno hai un unico calderone di incassi, non sei in grado di calcolare correttamente il reddito. Separare le causali fin dalla prima fattura costa zero e risolve il problema.

I contributi: qui può complicarsi

Se le due attività rientrano nella stessa gestione previdenziale, non cambia nulla: si sommano i redditi e si versa su quelli.

Il caso da guardare bene è quello in cui una è professionale e l’altra è d’impresa. Un consulente che apre anche un e-commerce, per esempio: la consulenza va in Gestione Separata, il commercio in Gestione Commercianti, con il suo contributo fisso annuo dovuto anche a fatturato basso.

Non è automatico che si finisca con due iscrizioni — dipende da come le attività sono concretamente organizzate e da quale è prevalente — ma è il punto in cui vale la pena fare una verifica prima di aggiungere il codice, non dopo. Le differenze tra le gestioni sono nella guida sulla Gestione Separata INPS.

Un errore da evitare: aggiungere un codice “per sicurezza”

Capita di vedere Partite IVA con cinque o sei codici, aggiunti perché “non si sa mai”. Non è una buona idea: i codici dovrebbero corrispondere ad attività che svolgi davvero.

Un codice che non usi non porta vantaggi e può creare incongruenze — per esempio con l’inquadramento previdenziale, o con l’attività dichiarata in caso di controllo. Se un’attività nasce dopo, si fa una variazione: è una pratica semplice.

Attenzione anche alle attività che portano con sé cause di esclusione o regimi speciali IVA: alcune non sono compatibili con il forfettario, e aggiungerle può far perdere il regime per tutto.

Impostiamo bene il calcolo

Con più codici ATECO forfettario e due coefficienti diversi, il calcolo di “quanto mi resta” non è più immediato, e sbagliare l’attribuzione dei ricavi significa sbagliare l’imposta.

Prenota una consulenza gratuita con un commercialista iscritto all’albo se stai per aggiungere una seconda attività: verifichiamo coefficienti, contributi e compatibilità. Oppure iscriviti gratis a TurboFisco e tieni separati gli incassi delle due attività fin dalla prima fattura.

Domande frequenti

Posso avere più codici ATECO con una sola Partita IVA?
Sì: si indica un codice prevalente e uno o più codici secondari, comunicandoli con il modello AA9/12 in apertura o con una successiva variazione.

La soglia degli 85.000 euro vale per ogni attività?
No, è unica per il contribuente: i ricavi di tutte le attività si sommano. Due attività da 50.000 e 40.000 euro superano la soglia.

Quale coefficiente si applica con due attività diverse?
Ciascuna attività mantiene il proprio coefficiente: si calcola l’imponibile separatamente per ogni gruppo di ricavi e si sommano i risultati.

Devo tenere separate le fatture delle due attività?
Sì, è necessario per attribuire correttamente i ricavi e applicare il coefficiente giusto a ciascun gruppo.

Due attività significano due contributi INPS?
Può accadere se una è professionale e l’altra d’impresa, con iscrizione a gestioni diverse. Dipende da come sono organizzate e va verificato caso per caso.


Riferimenti normativi: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (requisiti di accesso, soglie e coefficienti in Allegato 4) · Agenzia delle Entrate — modello AA9/12 · ISTAT — classificazione ATECO 2025

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